Moda e lusso Made in Italy tra Millennials e Generazione Z

La ricerca “Dalla manifattura allo store del futuro”, presentata da David Pambianco, CEO dell’omonima società, durante il 23esimo Fashion Summit Pambianco-Deutsche Bank ha messo in luce ancora una volta le ottime performance delle aziende di moda di alta gamma. Il settore del lusso Made in Italy è dunque - ancora - vincente per la sua capacità di adeguarsi velocemente ai cambiamenti sociali facendo propri tutti gli strumenti di comunicazione: analogici e digitali.
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La “buona novella” che emerge dal 23esimo Fashion Summit Pambianco-Deutsche Bank – tenutosi a Palazzo Mezzanotte lo scorso 14 novembre – è il tasso di crescita delle aziende della moda e del lusso Made in Italy che si attesta, nel triennio 2014-17 sul 6,4%. Al dato positivo fa da contraltare una minore redditività e una distanza, sempre più marcata, tra imprese di alta gamma – che sono state capaci di rinnovare il loro assetto e di accogliere e “domare” la rivoluzione digitale – e aziende di fascia premium, media e bassa che per dimensioni e possibilità hanno registrato un incremento minore (pari al 4,8%).

Altri dati, estratti dalla ricerca “Dalla manifattura allo store del futuro“, presentata da David Pambianco, CEO dell’omonima società, evidenziano come, a livello di produzione, le aziende italiane del lusso producano l’85% in Italia mentre le altre fasce di mercato allocano la produzione prevalentemente in Europa e in Asia (solo 13% in Italia). Per quanto riguarda le vendite, le aziende del lusso vendono in tutto il mondo (Europa 38%, Asia 38%, USA 19%) mentre per le aziende delle altre fasce è l’Europa il mercato di riferimento con oltre il 90% dei ricavi.
A livello di canali distributivi, il lusso controlla maggiormente il retail, che veicola ancora il 69% delle vendite e registra una crescita composta maggiore, anche in termini di e-commerce (crescita del 54% annuo contro il 28%).

Rispetto al passato dunque le aziende si trovano di fronte ad un maggior numero di canali da gestire: on-line, retail, wholesale. Diversi punti di contatto con il consumatore finale che devono essere gestiti dalle aziende in modo coerente e omogeneo. Lo stesso discorso vale per la comunicazione: sono aumentati i canali attraverso i quali poter comunicare e la parte digital e social, a parità di investimenti effettuati nel passato, ha eroso spazio agli investimenti tradizionali nella carta stampata. Anche qui, la distanza tra le griffe e le aziende di fascia premium, media e bassa attesta come queste ultime si stiano muovendo sull’adv online con molta meno rapidità. «Questo significa che il lusso sta cercando di rivolgersi ai Millennials – ha concluso Pambianco – mentre le aziende del non lusso faticano ad affrontare lo shift.»

E proprio su Millennials e Generazione Z si è focalizzato lo studio di Erika Andreetta, Partner PwC, che ha presentato i dati dell’ultimo “Osservatorio sulle prospettive e aspettative at work 2018″ condotto su oltre 2.400 giovani. La ricerca, estremamente articolata, mostra come sia ancora forte l’appeal del fashion italiano. Un’attrattività che potrà essere mantenuta a patto che ci sia un effettivo miglioramento dell’ambiente di lavoro, maggior flessibilità dell’organizzazione delle attività, migliore gestione delle persone, sia dal punto di vista economico che formativo, maggiore attenzione alla sostenibilità e alla corporate social responsibility. Requisiti indispensabili per competere con colossi come Google, Apple, Amazon e con le nuove start-up digitali.

A chiudere la fase introduttiva della mattinata Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank, ha presentato una ricerca dal titolo: “La creazione di valore nell’industria dei beni di lusso: sempre più vicini al consumatore”. La manager ha analizzato come l’avvento dell’era digitale abbia trasformato il profilo del consumatore: sempre più evoluto, esigente, digitalmente connesso, delocalizzato e differenziato per età e provenienza. Questo ha permesso alle aziende da un lato di sviluppare nuove forme di comunicazione e modelli distributivi “accessibili a tutti”, dall’altro ha contribuito a innalzare i costi da sostenere per rimanere rilevanti sul mercato. Se dunque “costa di più fare business”, un atteggiamento positivo di cooperazione e in qualche caso di aggregazione potrebbe aiutare le PMI italiane a superare la barriera dimensionale facendo così fronte più facilmente al rinnovamento.

Il Summit è quindi proseguito con con gli interventi face to face condotti da Enrico Mentana, direttore del TG di La7. Sul palco si sono succeduti: Remo Ruffini, Presidente e CEO di Moncler; Sara Bernabè, General Manager di Italy Planet; Philipp Plein, Owner e CEO dell’omonimo brand, e Ennio Fontana, General Manager Philipp Plein; Fabio Bonfá, Country manager Italia Vente-privee Group; Silvio Campara, CEO di Golden Goose; Alessandro Binello, Managing Partner di Made in Italy Fund; Laura Lazzarini, Head of Corporate Finance Products – SME Clients di Deutsche Bank; Luca Peyrano, CEO di Elite – London Stock Exchange Group; Luca Colombo, Country Manager di Facebook Italia; Marco Palmieri, Presidente e CEO di Piquadro; Vincenzo Mancini, Presidente e CEO di Cisalfa Sport; Francesca Bellettini, Presidente e CEO di Yves Saint Laurent.

È possibile scaricare gli atti del convegno e vedere i video degli interventi a questo link: https://summit.pambianconews.com

Leggi anche: Il futuro della moda italiana

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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