Sostenibilità, natura, cultura… per scarpe d’autore

Fabi Shoes si è lasciata ispirare dal patrimonio artistico italiano recuperando antiche tecniche tintoriali. Estratti dalle piante i colori vengono poi applicati a tampone, manualmente.
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«Alle ore 9 di un giorno di ottobre del lontano anno 1965, eravamo giunti a Molfetta, in via Largo Michiello, 23. C’eravamo messi a bordo della nostra ‘600 alle due di notte: io, mio fratello Enrico, mio cognato, Alessandro Ulissi ed un nostro parente, Dante Rossi. Il nostro primo appuntamento si sarebbe tenuto di lì a poco con il primo cliente, il sig. Gregorio Balducci, che sempre ricorderò con grande affetto.»

Inizia così la lunga storia di Fabi Shoes che, partita con un campionario di sole 12 paia di calzature, è oggi una realtà imprenditoriale consolidata, fatta di successi internazionali, brevetti innovativi, progetti speciali e sensibilità per l’ambiente.

Parte proprio da qui l’ultimo progetto, Fabi Natural Color, la prima collezione di calzature realizzate unicamente con colori naturali come la Reseda, nota già nell’Età della Pietra, la Rubia, utilizzata da Sumeri, Greci e Romani, la Isatis, diffusa in tutta Europa, in Asia sino all’Himalaya e in Nord Africa, e infine la Rhus la cui produzione e commercio risalgono al lontano 1200.

Grazie al lavoro di ricerca e sviluppo sulle tecniche tintoriali, l’azienda maceratese ha sviluppato la capacità di utilizzare unicamente colori provenienti dalla natura, rinnovabili e sostenibili per l’ambiente e che vengono estratti da piante tintoriali con tecniche antiche e manuali “rubate” all’arte medioevale e applicati a tampone.

Un sogno, quello di recuperare le antiche tecniche di utilizzo dei colori, che ha permesso a Fabi Shoes di creare il “proprio” patrimonio artistico. Raffello Sanzio, Piero della Francesca o i marchigiani F.lli Salimbeni sono solo alcuni degli artisti da cui l’azienda ha tratto ispirazione.

Un legame unico e prezioso, al passo con la modernità.

www.fabishoes.it | @fabishoes | #fabi | #fabishoes

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Lara Mazza

Lara Mazza

Agli studi scientifici ha preferito la filosofia, la scrittura, la fotografia e poi la comunicazione. Così, a forza di parlare per lavoro e scattare per diletto, sono passati un bel mucchietto di anni. Il tempo passa, la vita corre ma la passione resta. Se su due ruote o accompagnata da un quattro zampe meglio ancora.

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