Kimoni come arazzi. Il ritorno dell’arte della tessitura

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La parola giapponese kimono, originariamente tradotta con «qualcosa da indossare», sin dall’VIII secolo, si riferiva a qualsiasi tipo di indumento portato indifferentemente da uomini, donne e bambini. Solo in seguito è passata a indicare specificatamente l’abito lungo, portato ancor oggi, ma solo in occasioni speciali. I kimono tradizionali sono cuciti a mano e i tessuti usati per il loro confezionamento sono spesso fabbricati su telai e decorati, anch’essi a mano, con motivi singoli o ripetuti ottenuti con diverse tecniche tra cui lo yuzen, un tipo di tintura resistente prodotto con amido di riso, lo shibori, per creare fantasie astratte, e la pittura a mano o con l’ausilio di stencil.

Dalla fascinazione per il misterioso Oriente e per il suo complesso linguaggio formale, nasce così una proposta di design che attinge proprio dall’iconografia classica di questo meraviglioso abito e gioca col suo ruolo in una fluttuante metamorfosi da tessuto da indossare ad abito per arredare, sottolineandone l’atemporalità e la bellezza duratura in un viaggio infinito nella cultura e nell’estetica del Giappone.

Frutto di una ricerca che dura da anni, il progetto nasce dall’incontro tra due designer tessili accomunate dalla curiosità culturale, dal nomadismo intellettuale e da una spiccata sensibilità agli orientalismi: l’italiana, Clio De Maria, ideatrice de Lacomune, e la portoghese Teresa Ribeiro, che si è occupata di realizzare il design della collezione.

Les Papillons, attraverso i suoi motivi, i suoi pattern e i suoi colori racchiude il pensiero poetico di una cultura visiva dalle origini molto antiche, animata da significati profondi in quello che, appeso a una parete, diventa testimonianza del fascino e della grazia di una cultura millenaria.

Una scenografia d’interni, quella del kimono-arazzo, che fonde pittura e architettura in una nuova forma d’arte.

www.lacomunedecorationhome.com | @lacomune | #lespapillons

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Lara Mazza

Lara Mazza

Agli studi scientifici ha preferito la filosofia, la scrittura, la fotografia e poi la comunicazione. Così, a forza di parlare per lavoro e scattare per diletto, sono passati un bel mucchietto di anni. Il tempo passa, la vita corre ma la passione resta. Se su due ruote o accompagnata da un quattro zampe meglio ancora.

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