Memorie di Adriana

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Memorie di Adriana
Adattamento teatrale e Regia di Andrée Ruth Shammah
Con Adriana Asti e con  Andrea Soffiantini e Andrea Narsi

Dal 12 al 24 settembre 2017 al Teatro Franco Parenti

Qual è il confine sottile oltre il quale la pudicizia trascende in celebrazione? Nessuno, poiché entrambe sostano in punta di piedi sulla superficie sbrilluccicante dell’esistenza. L’una per riservatezza, l’altra per vanità. Che il dolore sia inappropriato? Vien quasi da pensarlo, se non fosse per qualche gesto essenziale da cui poi quella stessa esistenza traspare. Memorie di Adriana, fino al 24 settembre in scena al Teatro Franco Parenti, su adattamento teatrale e regia di Andrée Ruth Shammah, del romanzo francese della Yourcenar, oltre al nome rievoca la sostanza di una “meditazione scritta d’un malato che dà udienza ai ricordi”.

Sodalizio antico quello tra la regista e l’attrice, che va avanti da quando la Shammah la diresse nella “Maria Brasca” di Giovanni Testori. A creare l’occasione questa volta un libro, “Ricordare e dimenticare” (edito da Portaparole, 2016), un piccolo pamphlet scritto a due mani con lo scrittore francese René De Ceccatty, in cui la Asti ripercorre i momenti salienti della sua vita, dalla fuga da casa al seguito della compagnia viaggiante “Il Carrozzone” di Fantasio Piccoli, sino ai giorni nostri. Tra teatro, cinema, nudi scandalosi e una sciorinata di nomi tra cui Visconti, Pinter, Strehler, Wilson, Ronconi, Bertolucci, Buñuel, De Sica, Moravia, la Morante, Gadda, Pasolini e la Sontag.

Lo spettacolo si apre su una colonna e una porta. Dietro la porta, sta rintanata l’attrice che non vuole uscire. Sulla scena, c’è la donna. Che racconta. Ci sono poi un direttore di teatro con la coda leonina, un tecnico fuori posto, un lontano ammiratore-collezionista di ricordi. Ed è con questi compagni di viaggio che con ironia e leggerezza, a zig zag fra i ricordi, si procede fino alla stupefacente constatazione che l’unico luogo dove tutto è illusorio, il teatro, è in verità l’unico posto dove ci si è sempre sentiti profondamente liberi.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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