Progetto Square 2026. Intervista agli autori

Square 2026 Milano Design Week

Piazze, chiostri, cortili, ville, palazzi nobiliari… durante la Design Week Milano è un’enorme bolla dove si concentrano creativi da tutte le latitudini. E nei giorni precedenti l’evento la città si trasforma in un grande laboratorio a cui partecipano centinaia di maestranze.

 

Oltre al Salone con le sue produzioni ogni via e quartiere della città si apre al popolo del design insaziabile nei suoi appetiti di cose nuove e instagrammabili. Chilometri da percorre e chilometri di code. Ma per chi come noi è “addetto ai lavori” anche opportunità per conoscere, tra una corsa e l’altra, luoghi segreti, persone, progetti e visioni che vale la pena di raccontare.

È il caso di SQUARE 2026, una piattaforma espositiva internazionale dedicata alla promozione di nuove sinergie tra design, produzione e cultura del progetto. L’evento, sostenuto dall’azienda cinese Jifang Wood - da tempo impegnata a dialogare con architetti e designer per trasformare il proprio know-how materico in un’interessante produzione di arredi in legno massello - ha avuto il merito di animare l’area dei Caselli daziari di Porta Nuova, testimonianza di ciò che resta delle vie di accesso alla città edificate in epoca napoleonica.

Al centro del progetto il legno, materia viva e naturale, ponte tra Oriente e Occidente, in dialogo con la memoria storica del luogo ma capace di interpretare le sensibilità contemporanee.

Di seguito troverete delle interviste fatte “a caldo”, un giorno prima della partenza della Milano Design Week. Sono riflessioni, dubbi, curiosità che abbiamo condiviso con alcuni degli attori coinvolti nell’evento: l’ideatrice e curatrice di SQUARE 2026 Qili Chen, giornalista e autrice internazionale attiva tra design, architettura e cultura contemporanea, Sean Yo-Yo, designer, fondatore dello Studio insdim e Design Director di Jifang, che ha contribuito a definire la visione spaziale e progettuale dell’iniziativa e i progettisti di Studio8 - Shirley Dong, Matteo Piotti e Andrea Maira - che si sono occupati dell’allestimento dello spazio urbano.

 

Qili Chen, curatrice e fondatrice di Square
Communication Director Studio insdim design office


Quando e come è nata l’idea di una piattaforma come Square?
«In qualità di giornalista di design, seguo sempre da vicino il settore. Ultimamente ho notato che sempre più industrie si stanno affacciando al mondo dell'arredamento per la casa, soprattutto in occasione di mostre e fiere. Non è una novità, ma è un fenomeno certamente cresciuto negli ultimi anni. Tuttavia, nonostante se ne parli molto e positivamente, non ho visto molti benefici concreti per il settore dell'arredamento: i guadagni dei designer non sono aumentati, i marchi non ricevono ordini in modo costante e necessario per sopravvivere e il settore non è in buona salute.

Nel 2025 sono entrata a far parte dell'ufficio design di insdim. Ci occupiamo di giovani marchi in fase di transizione dalla produzione manifatturiera. Questi marchi vantano una solida esperienza artigianale e standard elevati, e collaborando con uno studio di design, dimostrano di dargli valore. Questo mi ha fatto riflettere: vale la pena di introdurre questi marchi a livello internazionale? E se sì, come?

Nello stesso anno, si è presentata un'opportunità. Durante la Milano Design Week 2025, un amico ci ha messo in contatto con Porta Nuova, una porta storica di Milano. La possibilità di esporre in un luogo così iconico è stata entusiasmante. Quando ho condiviso l'idea con il team, le aziende - Jifang e MonBlari - e gli altri espositori di quest'anno, erano altrettanto entusiasti. Era il tassello mancante per creare SQUARE.»

Esistono molte iniziative che intendono promuovere il dialogo tra industria del mobile e designer emergenti. In cosa si differenzia Square?
«Realizzare una mostra che si distinguesse dalle altre non è mai stato il nostro punto di partenza. Tutto è iniziato con le mie osservazioni sul settore. Ho notato che i produttori intorno a me, dopo aver beneficiato della rapida espansione dello sviluppo manifatturiero cinese, si erano imbattuti in un collo di bottiglia e avevano bisogno di intraprendere una direzione diversa. Alcuni di loro hanno cercato aiuto nel design. In questo cambiamento, ho individuato una possibile opportunità per migliorare i guadagni dei designer, supportare i marchi e promuovere un settore più sano nel complesso. Quindi, se dovessi descrivere in termini semplici cosa fa SQUARE, è una piattaforma che facilita la collaborazione tra designer e produttori o marchi e ne mette in mostra i risultati. Ci auguriamo che i visitatori possano trovare esempi concreti di questo tipo di partnership e che ciò possa a sua volta ispirare ulteriori collaborazioni di natura simile.»

Quali sono gli obiettivi a lungo termine?
«Innanzitutto, SQUARE 2027 è già in fase di pianificazione. Grazie ad alcune delle iniziative intraprese quest'anno, diverse sedi e testate giornalistiche ci hanno contattato proattivamente, cosa che ci onora profondamente.

Oltre a ciò, per me SQUARE è sempre stato un mezzo per esplorare risposte e metodi di espressione. Quindi, piuttosto che indicare un obiettivo finale, la pianificazione di SQUARE rimane un processo di ricerca. Se dovessi definirla come un'aspirazione ideale, spero che SQUARE possa contribuire a promuovere una collaborazione più sana tra i diversi attori del settore, consentendo a ciascuna parte di mettere a frutto i propri punti di forza e realizzare cose ancora più straordinarie.»

Sean Yo-yo
Fondatore e direttore creativo Studio insdim design office
Art director di SQUARE


Nel profilo del tuo Studio - insdim design office - si parla di "common sensibility”. Come si traducono queste “intuizioni collettive” nei vostri progetti?
«Per noi, la “sensibilità comune” è qualcosa di semplice ma ampiamente condiviso, come un piccolo libro rilegato in modo essenziale. Riflette una tranquilla familiarità che le persone riconoscono e comprendono quasi istintivamente.

In insdim, questa sensibilità nasce dalla ricerca. Analizziamo esempi del passato per capire perché certi oggetti esistono e osserviamo come le persone interagiscono con essi nella vita quotidiana.

Sulla base di ciò, il design diventa un processo che tiene insieme ciò che è condiviso e ciò che, nel presente, sta cambiando in modo sottile. Attraverso questo approccio, miriamo a scoprire nuove possibilità di espressione all'interno dei modi contemporanei di abitare.»

Il minimalismo è ancora lo stile nel quale si riconosce il design contemporaneo. Secondo te, ci sono i presupposti per un cambiamento?
«Nella maggior parte dei casi, quando parliamo di minimalismo, ci riferiamo a un linguaggio visivo, piuttosto che al design in sé. Il design consiste nell'integrare diversi tipi di informazioni e tradurle in un risultato espressivo. È come una banana. Quando è acerba può essere inserita in un’insalata, quando è matura può essere utilizzata per preparare un banana bread. Lo stesso processo può portare a diverse espressioni. Il minimalismo o un linguaggio più classico sono semplicemente risultati, non lo scopo.

Per quanto riguarda le condizioni per il cambiamento, esse esistono già all'interno del processo di progettazione. Ciò che vediamo oggi è che molti designer si concentrano eccessivamente sull'espressione visiva, trascurando il sistema sottostante, come ad esempio comprendere il contesto del progetto, i bisogni e interagire con la catena di produzione. È questo sistema che fornisce le condizioni reali e, quando questi input cambiano, l'espressione risultante cambierà, se necessario.»

Quali sono le caratteristiche del design cinese? Che direzione sta prendendo?
«Rispetto al riconoscimento globale del design giapponese e cinese, entrambi legati a una matrice culturale orientale, il design giapponese è spesso definito in modo più chiaro, mentre quello cinese appare più sfumato. Dalla mia esperienza di studio e lavoro in entrambi i contesti, il design cinese tende ad essere sobrio, ma al contempo energico. Ad esempio, nel mio progetto FU Armchair, la ricerca sugli arredi tradizionali in legno ha permesso al design finale di trovare naturalmente un equilibrio tra espressività e sobrietà.

Per quanto riguarda la sua evoluzione, oggi che la produzione manifatturiera in Cina ha raggiunto livelli molto elevati in termini di prestazioni e funzionalità, l'attenzione si sta gradualmente spostando verso il significato. Designer e brand stanno iniziando a comunicare non solo come funziona un prodotto, ma anche perché dovrebbe esistere. Questa ricerca del significato non è guidata dal prezzo o dall'accessibilità economica, ma dal valore che apporta a livello culturale ed esperienziale.»

Quest’anno sarai doppiamente coinvolto nella Milano Design Week. Il brand cinese Jifang, di cui sei design director, è infatti Exclusive Partner di SQUARE di cui sei direttore artistico. Cosa vi aspettate da questa partecipazione?
«Per Jifang, di cui ho curato anche l’allestimento, speriamo di presentare il brand in modo distintivo, consentendo al pubblico di comprendere meglio sia i prodotti che la visione che li ispira.

Per SQUARE, l'aspettativa è leggermente diversa. Spero che i visitatori possano davvero godersi l'esperienza, percepire un senso di apertura ed energia e considerarlo un momento di incontro e condivisione. Idealmente, dovrebbe diventare qualcosa di simile a una grande festa, un progetto da far crescere negli anni a venire.»

“SQUARE is a Dialogue”
Da semplice zona di passaggio e attraversamento a luogo d’incontro, nel quale “prendersi il proprio tempo”. Questo l’obiettivo dell’installazione site-specific “SQUARE is a Dialogue”.

 

Square 2026 is a Dialogue Ph Alejandro Ramirez Orozco 600x

Installazione “SQUARE is a Dialogue” ai Caselli daziari di Porta Nuova. Ph. Alejandro Ramírez. 

 

 Le pagode-lanterne progettate da Studio8 - costituite da un sistema modulare di elementi impilabili che hanno funzionato come torri luminose, sculture e sedute mobili - hanno animato l’intera area esterna nella quale è inserita l’architettura monumentale dei Caselli di Porta Nuova. Ne abbiamo parlato con gli autori, gli architetti Shirley Dong, Matteo Piotti, Andrea Maira.

 

Per l’installazione outdoor “SQUARE is a Dialogue” avete realizzato con Jifang Wood e Ostuni Lighting delle lanterne orientali “oversize”. Qual è stato il concept del progetto?
M.P. «Siamo partiti dal contesto, dallo spazio e dalla funzione. Il contesto è quello storico, neoclassico di Porta Nuova. Poi volevamo rappresentare al meglio i due marchi cinesi Jifang Wood e Ostuni Lighting, che sono delle eccellenze, trovando un punto d’incontro e sottolineando il dialogo tra Oriente e Occidente. La parte occidentale è rappresentata dal sito in sé, poi abbiamo pensato a due degli archetipi cinesi più famosi, la pagoda, che è la struttura in legno e la lanterna

S.D. «L’intenzione era di creare un giardino e attivare questo spazio come fosse una piazza. Il giardino cinese è diverso da come lo intendete qui, è fatto di angoli nascosti che devi scoprire

A.M. «Il giardino orientale è senza forma, si scopre poco a poco. Ti sposti e vedi i vari spazi. Il giardino ti invita alla contemplazione, a prenderti il tuo tempo»

M.P. «Volevamo anche fare un discorso sui materiali. La scelta di legno e luce, a parte essere connessa con i due marchi, rappresenta una visione più orientale dell’architettura. Per noi, in occidente, l’architettura è pensata per durare per l’eternità, è più legata alla pietra, è pesante, verticale mentre in oriente c’è più ciclicità, impermanenza. E anche la luce. Noi siamo abituati alla luce diretta grazie al vetro, in oriente fino a cent’anni fa si usava la carta di riso, quindi la luce è più morbida, più filtrata e trasparente.»

S.D. «All’interno di queste pagode la temperatura della luce è molto bassa e sequenziata per ricordare l’idea della fiamma. Fa anche da contrappunto alle luci fredde della città, dei lampioni, dei semafori e alla luce “sparata” sull’arco.»

Studio8, con sede a Shangai, è composto da un team internazionale di professionisti provenienti da ogni parte del mondo, Cina, Italia, Spagna, Malesia… Cosa vi accomuna e qual è il vostro approccio ai nuovi progetti? Come riuscite a trovare un punto d’incontro?
S.D. «Io sono cinese e sono vissuta a Milano, loro sono italiani e vivono in Cina ma al di là delle nazioni di provenienza ognuno di noi ha vissuto e lavorato anche in altri paesi, quindi guardiamo alla nostra cultura di apparenza da una prospettiva un po’ diversa, da dentro e da fuori. In tutti i nostri progetti è comunque la ricerca la parte più importante. Non cerchiamo tanto un punto d’incontro quanto una “tensione-armonizzata” come si vede qui, un dialogo tra "east and west".»

M.P. «Oltre ad avere una cultura diversa abbiamo anche un background diverso. Siamo architetti, product designer quindi cerchiamo di non snaturarci. Ognuno porta la sua visione, la sua prospettiva, il product designer vede le cose più nel dettaglio l’architetto più nell’insieme.»

S.D. «Questa tensione di cui parlavamo viene dal contrasto che si vede in tanti nostri progetti. Noi diamo sempre spazio al futuro (perché si possano implementare n.d.r.) però bisogna anche raccontare il concetto, la storia, quindi c’è sempre una parte importante di storytelling

M.P. «E i contrasti si vedono anche nei materiali. Ci piace giocare con un materiale molto ricco come il marmo e accostarlo al cemento a vista. Quindi il contrasto è sia livello culturale sia a livello materico. Cerchiamo sempre nei nostri progetti di confrontare la parte occidentale con la parte orientale ma non cerchiamo un punto d’incontro, non cerchiamo per forza un modo di farli combaciare, tutti e due rimangono con la stessa forza, la stessa intensità. Dialogano ma non si mischiano, riescono a trovare un’armonia ma senza snaturarsi.»

 

Di seguito i prodotti esposti all’interno dei Caselli daziari di Porta Nuova: la seduta Fu, design Sean Yo-Yo per Jifang; le sedie Doppel Collection, design Nicholas Baker per Jifang; Nook Mirror, design Fengfan Yang; Aix Lamp, design Studio for Two.

Square 2026 Seduta Fu Jifang Ph Alejandro Ramirez Orozco 600x

Jifang. Seduta Fu, design Sean Yo-Yo. Ph. Alejandro Ramírez.

 

 

 

 

Square 2026 Sedie Doppel Collection Ph Alejandro Ramirez Orozco 600x

 

Jifang. Sedie Doppel Collection, design Nicholas Baker. Ph. Alejandro Ramírez.

 

 

 

Square 2026 Lampada Aix Lamp 600x

Aix Lamp, design Studio for Two.

 

 

 

 

Square 2026 Specchio Nook Mirror 600x

Nook Mirror, design Fengfan Yang.




Crediti - Founder and Curator: Qili Chen; Art Direction: insdim design office; Exterior Installation Architect: Studio8 Architects; Spatial Design: Dojo Design; Graphic Design: Pintokùru Comices, Luncinda Zhang Studio; SQUARE2026 Sponsor: Jifang; Installation Lighting: Ostuni Lighting; Project Management Consultant: Junrao Wang, Karyna Thapa; Installation Development, Production & Setup, Lighting Consultant: Sole° Studio, metrocubo.xyz Studio, Jeff Huang; Installation Engineer: Valter Alfonso Ziglioli; Installation Text: Elisa Zagaria; Installation Electrician: Lorenzo Oriolo; Photographer: Alejandro Ramirez; Catering Support: Pallini Group; Special Thanks: Li Jun; Katie Yao, Byron Li, Qian Jiang.

Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.
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