L’architettura come missione sociale

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Benedetta Tagliabue è fondatrice e direttore dello Studio di architettura internazionale Miralles Tagliabue EMBT, con sede a Barcellona e Shanghai. In occasione della Milano Design Week, l’Architetto ha presentato i progetti Miracoli a Milano, la sua visione sul futuro dei sette Scali ferroviari milanesi e Too Good To Waste, un’installazione in legno composta da quattro pezzi unici, pensati per avvolgere il colonnato d’ingresso dell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano.

L’appuntamento con Benedetta Tagliabue – autrice con il suo team di numerosi bellissimi progetti come il Parlamento di Edimburgo, il Parc de Diagonal Mar, il mercato di Santa Caterina a Barcellona, il Padiglione spagnolo a Expo Shanghai del 2010 – è proprio qui, nello storico Cortile d’Onore del Filarete, per parlare di Too Good To Waste e poi di materiali, tecnologia, futuro…

Come nasce l’idea di questa installazione?
Nasce da un desiderio di American Hardwood Export Council con cui avevamo già collaborato in passato per creare dei pezzi unici con legni speciali americani. David Venables, Direttore Europeo di questa associazione di venditori di legno americano, aveva voglia di far conoscere i legni meno utilizzati, le qualità meno desiderate, le parti di “scarto”, così di scarto che di solito si buttano via. Così ci ha proposto di creare un’installazione a Milano, da esporre durante la settimana del Salone del mobile. L’ha battezzata Too Good To Waste, troppo buono per essere buttato via, per essere scartato. L’idea ci ha subito entusiasmato. Era il tentativo di mostrare come legni di bassissima qualità e anche poco amati (perché sono delle specie che la gente non sceglie mai) possano diventare mobili divertenti, belli e utili.
Il secondo step è stato lavorare al triplice ingresso dell’Aula Magna, che forma un’unica porta. Qui abbiamo creato – con la collaborazione degli artigiani della Benchmark – un “luogo” nel legno, una parete da abitare dove la gente può “trovare cose”, incuriosirsi, interagire. I listelli posti in verticale giustapposti e lasciati grezzi costituiscono la parte più ampia di questa nuova porta, mentre nella parte bassa e nelle parti “segrete” il legno è lavorato. La meraviglia del legno è proprio questa, quando viene levigato e lucidato diventa bellissimo. Anche i nodi, che di solito vengono scartati, possono essere valorizzati dalla resina e ogni mobile, creato con questi legni, è personale, unico.

Un grande amore per i materiali naturali… Lei ha utilizzato anche il vimini per realizzare il Padiglione spagnolo a Expo Shanghai
Il vimini è talmente antico che è quasi d’avanguardia… perché rimanda a questo linguaggio delle mani, all’intreccio, e stranamente, lo stesso tipo di lavorazione si trova in tutte le parti del mondo, anche nelle epoche storiche del passato, ma è un materiale deperibile, adatto solo a installazioni temporanee. Ciò che ho “salvato” di questo progetto è proprio l’intreccio, che sto cercando di riproporre in altri ambiti, come la metropolitana nella periferia di Parigi a Clichy-Montfermeil.
Certo, il materiale che sceglieremo dovrà avere delle caratteristiche particolari che gli permettano di essere inserito in un luogo pubblico e di durare nel tempo.

Quali sono i materiali a cui state pensando?
Ceramica, vetro… e ci sono molte tecnologie a disposizione. Stiamo investigando per vedere quale ci permetta una lavorazione quasi manuale – in realtà fatta con i robot – e poi, come dicevo, il materiale dovrà avere caratteristiche di durabilità, resistenza e possibilità di essere colorato. Il colore è una cosa che ci interessa molto… ma siamo ancora in una fase di studio e di sperimentazione.

Nuovi materiali e tecnologie. Qual è il suo approccio?
Io penso di essere un’ignorante in tutto però, quando mi avvicino a degli esperti, imparo da loro. E nel caso dei materiali, qualunque essi siano, quello che facciamo è cercare di renderli apprezzabili, desiderabili. Per quanto riguarda le nuove tecnologie… hanno sempre un tempo abbastanza lungo prima di entrare veramente nell’utilizzo, prima bisogna capire cosa si ha tra le mani… investigare, fare prove… Adesso ad esempio stiamo lavorando con l’Università di Stoccarda dove ci sono degli investigatori puri, dei ricercatori. Ecco, noi siamo investigatori ma pensiamo all’applicazione, quindi lavoriamo in questo senso.

Prossima mèta dopo la design week milanese?
Taiwan, Cina, Parigi, Germania… abbiamo progetti un po’ dappertutto. Adesso a Taichung sta nascendo la torre più alta che abbiamo mai fatto… per noi è una sorpresa… in un paese così lontano, dall’altra parte del mondo! Eppure stiamo costruendo uno di nostri edifici più belli.
In Cina stiamo progettando molti edifici, anche se non ci danno la possibilità di seguire i cantieri, in Francia stiamo seguendo la stazione della metropolitana di Clichy- Montfermeil e un’altra stazione della metropolitana verrà realizzata a Napoli.

Studio Miralles Tagliabue EMBT. In corso d’opera una torre a Taichung, Taiwan. Ph. Yu Chen Tsao

Studio Miralles Tagliabue EMBT. In corso d’opera una torre a Taichung, Taiwan. Ph. Yu Chen Tsao

Questi progetti urbani sono i più interessanti perché si tratta di cambiare il tipo di società e di città dove questi progetti sorgono. Tutti sanno che la metropolitana porta movimento, facilita la comunicazione. Fare un’architettura speciale nella stazione è importante ma è altrettanto fondamentale espandere questa architettura, integrarla nel tessuto della città per farla rinascere. Questo succede sia a Napoli sia a Parigi. In tutti e due i luoghi la compagnia delle metropolitane sa che, utilizzando l’arte e la buona architettura, crea un sentimento di orgoglio nella gente e questo evita il vandalismo. A Napoli ci sono già molte stazioni di questo tipo, con arte e architettura d’avanguardia, e sono amatissime. È come regalare un’esperienza culturale e museistica a chiunque si debba muovere con la metropolitana… Abbiamo bisogno di cose belle nella vita di tutti i giorni!

Un principio che Benedetta Tagliabue ha seguito anche nei progetti presentati per gli Scali ferroviari milanesi (Farini, Porta Genova, San Cristoforo, Greco Breda, Porta Romana, Rogoredo, Lambrate). L’iniziativa, organizzata da Fs Sistemi urbani – proprietaria delle aree – in collaborazione con il Comune e con il patrocinio della Regione ha voluto tracciare finalmente un futuro per questi sette scali dismessi. All’iniziativa hanno aderito cinque Studi: Mecanoo (Francine Houben), Studio SBA (Stefano Boeri), MAD Architects (Ma Yansong), CZA (Cino Zucchi) e lo studio Miralles Tagliabue EMBT guidato da Benedetta Tagliabue. Il suo Miracoli a Milano, questo il nome del progetto, rilegge la storia della nostra città con le sue vie d’acqua. Un fil rouge dal quale emergono comunque le diverse identità degli Scali legate alle attività esistenti e alla geografia dei quartieri. “Il pensiero – ci spiega – è che gli Scali debbano avere comunque spazi misti dove esista la possibilità di vivere e lavorare, dove ci siano luoghi di incontro e di aggregazione dove ci sia equilibrio tra lo spazio pubblico, il costruito, il verde. Per una metropoli da vivere con facilità.”

www.mirallestagliabue.com

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About author

Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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