A Milano, in Triennale, nasce il Museo del Design Italiano

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In concomitanza con la Milano Design Week 2019 si inaugura il primo percorso espositivo sugli anni d’oro del design italiano: dal 1946 al 1981. È un primo episodio, ha specificato Stefano Boeri presidente della Triennale, in attesa di un prossimo ampliamento degli spazi del Palazzo dell’Arte.

« …Per fare una selezione significa che non tutti i mobili, non tutti gli arredi, non tutte le macchine non tutte le suppellettili, non tutte le lampade fanno parte di diritto di un museo del design italiano… Dunque che cos’è il design? Noi lo sappiamo ma non riusciamo a definirlo… se facciamo un salto indietro nella storia negli anni ’20 e ’30 quando si è cominciato a dire: basta con gli stili, è ora di finirla, abbiamo avuto Rococò, Neoclassico Biedermeier, Art déco e poi adesso il Moderno. Ma il Moderno è uno stile? No, il Moderno è la fine, è la morte degli stili. Eh già! Ma se design significa tutte queste cose, soltanto usandolo come etichetta, è probabile che design sia diventato il nome dello stile del disegno dei nostri tempi. È divertente che qualcosa che è nato dalla lotta, dal rifiuto degli stili sia diventato, come è giusto che sia, lo stile del nostro tempo. Perché ogni tempo della storia è rappresentato da quello che fa, da quello che produce, da quello che lascia, dalle sue architetture, dai suoi arredi, dai suoi interni ecc. ecc. Dunque c’è stato una specie di corto circuito, quello che era vietato è diventato invece la sostanza di quello che stiamo facendo.»

La provocatoria e ironica riflessione dell’architetto Mario Bellini ha inaugurato – insieme agli interventi di Joseph Grima e Stefano Boeri – il Museo del Design Italiano. Collocato in Triennale, nella curva al piano terra dell’edificio progettato da Giovanni Muzio all’inizio degli anni Trenta, il progetto espositivo racconta, con essenzialità, gli anni d’oro del design italiano. Dal periodo post bellico,1946, fino al 19 settembre 1981, giorno d’inaugurazione della mostra del gruppo Memphis in Via Manzoni. Un momento “storico” in cui si sono aperti per il design «orizzonti globali e un’internazionalizzazione straordinaria» come ha specificato Joseph Grima, direttore del Museo.

L’allestimento è sobrio e di facile lettura, «Perdendosi in questo paesaggio di oggetti – spiega Grimaè possibile passare attraverso la storia lasciando che questi oggetti raccontino di se stessi ma anche del periodo storico. Ciò che vedrete sulle pareti è una time line di eventi che non riguardano il design, ma la storia, la politica, il cinema, le innovazioni tecnologiche che sono molto importanti per capire il contesto in cui questi oggetti sono nati. E poi c’è la contestualizzazione in termini di documentazione. Spesso abbiamo affiancato agli oggetti anche i prototipi di studio, i cataloghi, i listini prezzi dell’epoca. Una buona quarantina di oggetti hanno ricevuto il Premio Compasso d’Oro o sono progetti innovativi e radicali nella storia del design, in altri casi c’è una documentazione che ne attesta i riconoscimenti o l’acquisizione da parte di importanti musei internazionali. Ovviamente dovevano essere rappresentati tutti i grandi Maestri del design italiano, dunque abbiamo cercato di rappresentarli al meglio, con la collezione che la Triennale aveva a disposizione.»

«Questa esposizione, intitolata Parte I, è la prima fase di un progetto più ampio e a lungo termine – spiega Stefano Boeri, presidente della Triennale – che andrà ad arricchire la nostra collezione permanente con nuove acquisizioni provenienti da archivi, scuole, università e musei aziendali». Un inizio, dunque, che si completerà – con un bando di progettazione che partirà a fine mese – con l’ampliamento degli spazi del Palazzo dell’Arte.

Oltre 200 i pezzi in mostra, fra poltrone, lampade, sedie, macchine da scrivere e da cucire realizzati dai grandi Maestri del design italiano. Tanti gli evergreen ancora in produzione: dalla lampada “Arco” dei F.lli Castiglioni, alla sedia “Superleggera” di Gio Ponti, all’antropomorfa “UPC_6” di Gaetano Pesce, fino ad arrivare al 1981 con la libreria “Casablanca” disegnata da Ettore Sottsass. Posti lungo il percorso, a disposizione dei visitatori, alcuni telefoni “Grillo” fungono da audioguide. A selezionare queste icone dell’industrial design l’architetto francese Joseph Grima, direttore del Museo – già direttore della rivista Domus e attuale art director della Design Academy di Eindhoven – insieme al comitato scientifico composta da Paola Antonelli, Mario Belleni, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre e Patricia Urquiola.

All’inaugurazione di lunedì 8 (su invito) saranno presenti, tra le autorità, il premier Giuseppe Conte e il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. L’apertura al pubblico è prevista per martedì 9, ma già lunedì dopo le 16.30 sarà possibile visitare la mostra (ingresso libero).

www.triennale.org | @triennalemilano | #MuseoDelDesignItaliano

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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