Giochi di superfici, made in Sicily

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Lavorano la pietra lavica, il vetro riciclato, e un calcare tenero di origine ragusane. Sono le peculiarità di tre brand siciliani capaci di trasformare la materia in una superficie tattile, bella da vedere e da toccare. Un nuovo capitolo nella storia dei rivestimenti, che coniuga industria e artigianato, offrendo innumerevoli spunti creativi all’architettura d’interni e al design.

Produrre in serie coniugando tecnologie all’avanguardia con la cura riservata al pezzo unico e nel pieno rispetto dell’ambiente. Un’idea di artigianato-industriale che Nerosicilia e Mosaicomicro – due brand siciliani dediti rispettivamente alla lavorazione della pietra lavica e del vetro riciclato – hanno saputo sviluppare dando vita a superfici di alto valore tecnico ed estetico. Due percorsi produttivi accomunati dal profondo amore per il territorio e le sue risorse, che sono cresciuti grazie ai continui investimenti in ricerca e innovazione e hanno allargato via via i propri orizzonti, arrivando a offrire nuovi e molteplici spunti creativi al mondo dell’architettura e del design.

E, in tempi recenti, la famiglia si è allargata con Pietrapece, un nuovo brand dove un’altra pietra di origini ragusane è diventa fonte di ispirazione per originali creazioni artistiche. Tre marchi dunque, tre materiali, tre tipologie di prodotto, ognuna con un’identità forte e riconoscibile ma unite da una filosofia e un pensiero comune. Un concept ben espresso anche dallo spazio espositivo del Salone del Mobile.Milano 2019 – progettato da Rodolfo Dordoni – unico, ma strutturato in tre aree distinte.

Nerosicilia. La valorizzazione della pietra lavica
La pietra lavica di Nerosicilia viene estratta alle pendici dell’Etna da una colata antica, risalente al 1600, meticolosamente selezionata in blocchi che vengono tagliati e lavorati in forni speciali brevettati ad hoc. Un lungo e laborioso processo porta la materia ad alte temperature, consentendo di ottenere, in base ai diversi gradi di cottura, differenti ed esclusive finiture che, di anno in anno, grazie alla collaborazione con diversi designer internazionali, vengono plasmate e tradotte in nuove visioni di stile. Ne è un esempio la collezione Gemme proposta da Rodolfo Dordoni, che in occasione del Salone del Mobile.Milano 2019, ha interpretato per la prima volta le peculiarità di questo materiale. L’architetto e designer ha chiesto all’azienda di utilizzare una pietra molto porosa, il cosiddetto occhio di pernice, che corrisponde alla colata lavica più recente e superficiale. L’obiettivo è stato quello di impreziosire la pietra con delle colature di vetro riciclato che non si fermano in superficie ma riempiono la materia penetrando attraverso i pori che la caratterizzano. L’occhio di pernice, chiaro e simile al castone di un anello, conserva così le diverse tonalità che il vetro le conferisce, assumendo esso stesso diverse sfumature cromatiche.

Nuove sinergie creative ma anche collaborazioni consolidate: al Salone Nerosicilia ha presentato Palazzo 700, la nuova serie di decori della collezione Palazzo, disegnata nel 2018 da Piero Lissoni. Nata con l’intento di rievocare con un nuovo linguaggio stilistico i pavimenti della tradizione in legno, la collezione Palazzo usa i toni caldi, scuri della pietra lavica che, lavorata con serigrafie in vetro lucido, trasforma gli stilemi classici in una sorta di preziosa filigrana di lava. Per Palazzo 700 sono state proposte tre superfici – laNera, enneUno e enneDue (quest’ultima mai utilizzata per i decori) – e tre nuovi decori 40x40cm, proposti in bianco e nero.

A Milano Nerosicilia ha presentato inoltre la nuova collezione Drawings, disegnata da Massimo BarbiniGiovanni Salerno di Jpeglab Studio ispirata ai “Wall Drawing” di Sol LeWitt. «Abbiamo pensato che la pietra lavica di Nerosicilia potesse essere il nostro muro su cui disegnare forme lineari, archi e linee, minimali e universali – spiegano gli artisti. Un’interpretazione dell’opera di LeWitt attraverso una materia prima naturale, la lava, che si fonde con la polvere di vetro riciclato dai monitor tv e pc dismessi.»

Mosaicomicro. Le potenzialità del vetro riciclato
Il vetro dei monitor a tubo catodico in disuso, frantumato, macinato, pigmentato e miscelato con acqua è la materia ecosostenibile che Mosaicomicro plasma e trasforma in mosaico, attraverso un processo industriale che prevede sempre l’intervento dell’uomo e ne valorizza la struttura superficiale e il colore delle tessere.
Per il Salone del Mobile.Milano 2019 il vetro riciclato è stato l’elemento fondante e di unione tra i due progetti di Nerosicilia e Mosaicomicro, che ha consentito di ampliare e differenziare le possibilità creative delle materie impiegate e creare nuove affascinanti combinazioni. Come nella collezione Perle di Rodolfo Dordoni, realizzata con tessere ottenute con un nuovo impasto in vetro riciclato e argilla su cui si è lasciato fondere il vetro riciclato pigmentato, dando vita a risultati cromatici sorprendenti. «Un prodotto imprevedibile che non è stato disegnato ma si è creato istintivamente in laboratorio, osservando le tecniche di lavorazione e la cura artigianale dei dettagli, e si è costruito con continue prove e passaggi», racconta Rodolfo Dordoni.

Al Salone l’azienda ha presentato anche un ampliamento della collezione Micro Multiplem, menzione d’onore al XV Compasso d’Oro, disegnata da Jpeglab, arricchita di nuovi decori caratterizzati dalla ripetizione regolare di alcuni elementi geometrici che creano ulteriori texture, e Micro 8 che, a differenza della collezione Micro 6, realizzata al 100% in vetro riciclato, è caratterizzata dal nuovo impasto di argilla e vetro riciclato. Ampliata nella gamma colori, Micro 8 può essere realizzata anche con nuovi elementi decorativi grazie a un innovativo impianto a controllo numerico che crea lavori a pixel, scomponendo e ricomponendo qualsiasi tipo di immagine. Formato esclusivo, materia unica, colore, decori e tecnologia: questi gli elementi distintivi della nuova collezione.

Pietrapece. Un materiale unico, superficie per l’arte
Estratta dall’unica cava esistente a Ragusa, la Tabuna Descat, la pietra pece è un calcare tenero e unico per le sue variazioni cromatiche: assume, infatti, una colorazione che va dal grigio al marrone scuro, mentre la contemporanea presenza di fossili e venature la valorizzano ancora di più definendola in maniera inequivocabile. Caratteristiche che la rendono materia ideale per nuove e originali creazioni artistiche. Con pietra pece dunque, l’artigianato-industriale si spinge oltre, e inizia a esplorare il mondo dell’arte per dare vita a nuove contaminazioni. Ne è una prova l’opera di Massimo Barbini, dal titolo Geo-Grafia, esposta al Salone, dove le superfici di pietra pece sono state lavorate con particolari incisioni realizzate a mano dell’artista e successivamente digitalizzate.
Come ha spiegato Barbini «I segni graffiano la pietra svuotandone parte della superficie e al contempo disegnano margini, confini, zone di scambio tra elementi lineari e ampie superfici di materia. Come una mappa, i segni incisi sulla pietra sono dei “percorsi” che rappresentano il ripetersi del tempo e dello spazio. La pietra è un’enorme tela, un immenso territorio estetico, su cui annotare la propria mappa che è frutto dell’interazione tra uomo e natura.»

www.nerosicilia.com | www.mosaicomicro.com | www.framamosaici.com

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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