Progettare l’aspirazione

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Tutto ruota intorno all’aria, al tentativo di renderla pulita e percepibile. Un percorso di valorizzazione che ha portato Elica e Fabrizio Crisà – Global Design Director del Gruppo industriale marchigiano – a dare nuove forme e funzioni alle cappe aspiranti da cucina trasformandole in un oggetto dal design unico e impattante o mimetizzandole in piani cottura a induzione. Non più “cappe” ma, come spiega Crisà, “oggetti per il trattamento dell’aria”.

Attiva nel mercato delle cappe da cucina sin dagli anni ’70 Elica, con sede a Fabriano, nelle Marche, conta oggi sette stabilimenti nel mondo tra Italia, Polonia, Messico, India e Cina; 3.800 dipendenti e una produzione annua di 21 milioni di pezzi tra cappe e motori.

I numerosi premi ottenuti, tra cui ricordiamo gli ultimi, il Compasso d’Oro ADI e il Good Design Awards – assegnato dal Chicago Athenaeum, Museum of Architecture and Design in collaborazione con l’European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies – parlano di prodotti straordinari per estetica e performance e della vocazione naturale di Elica per l’innovazione.
Ne abbiamo parlato con Fabrizio Crisà, Global Design Director dell’azienda.

Negli anni 90, siete stati i primi a trasformare la cappa aspirante in un oggetto di design. Come siete arrivati a questa intuizione?
Una volta la cappa era un oggetto funzionale che non si sceglieva, veniva inserito nella cucina in modo standard, te lo davano in dotazione. La svolta è stata proprio pensarla come un oggetto che si può scegliere, che dà valore alla cucina. Faccio un esempio: se guardiamo le nostre cucine la cappa sembra il più inutile degli elettrodomestici. Provi a pensare… senza il forno, il piano cottura o il frigorifero quanti giorni riuscirebbe a stare? Pochissimi. Della cappa invece, potrebbe anche fare a meno. Quindi, tra tutti gli elettrodomestici, la cappa sembra l’oggetto più inutile. Ora, guardiamo le cose da un altro punto di vista: parliamo di funzione. Se faccio un paragone tra due piani cottura anche di prezzi diversi, posso cucinare su entrambi, ma tra una cappa che non aspira bene e una cappa che aspira c’è una grande differenza. Quando la cappa non funziona decidi di non cucinare più certe cose… fritture, arrosti, verdure, carni o pesce alla griglia. Oggi, nelle case, la cucina è spesso tutt’uno con il living. Avere un buon sistema di aerazione è fondamentale per vivere la cucina in libertà, per non sentirsi vincolati. Se guardiamo la questione in questi termini la cappa diventa l’elettrodomestico più importante, quello che cambia il modo di vivere la cucina. Anche l’approccio alla cottura è cambiato nel corso degli anni, è più raffinato. Oggi la preparazione dei cibi è un momento da condividere, un rito legato alla convivialità e la cappa è quella che ti consente di cucinare liberamente eliminando dall’ambiente qualsiasi tipo di odore sgradevole.

Seguendo questo ragionamento la cappa diventa “il centro” della cucina. Un elemento caratterizzante anche dal punto di vista del design, una scelta estetica ed emozionale che valorizza lo stile dell’ambiente e non si omologa agli altri elettrodomestici. È questa libertà che ci ha permesso di esprimerci con forme e materiali diversi migliorandone anche la funzionalità, penso alle cappe verticali, alla Ye, alla Star…

“Star” infatti è uno dei vostri prodotti icona, è una cappa e, insieme, una bellissima lampada a sospensione. Oggi, con i piani a induzione aspiranti della collezione Nikola Tesla, il design è mimetico e integrato. Pensate che questa sarà la nuova tendenza del design?
Assolutamente no. È un ampliamento di gamma, non un cambio di rotta. Noi non neghiamo le cappe tradizionali anzi – e non le chiamerei più cappe, ma oggetti per il trattamento dell’aria – è fondamentale poter scegliere tra un prodotto con design impattante, uno incassato nei pensili, ma sempre ben disegnato, o un piano cottura con aspirazione integrata. Del resto, l’integrazione non toglie nulla al design, anzi, dà qualcosa in più, crea una nuova esperienza d’uso, un nuovo rapporto tra la persona e l’oggetto.

Nel 2018 il piano a induzione aspirante Nikola Tesla One ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro ADI. Si tratta di un progetto molto minimal, quasi “immateriale”. Qual è stata la sua genesi?
All’inizio l’operazione è stata difficile, avevo molti dubbi perché dovevo intervenire su un oggetto “pulito”, che non aveva niente se non dei simboli, e la sua bellezza stava proprio in quel “non avere niente”. Ogni linea, ogni aggiunta mi sembrava superflua e inessenziale o troppo caratterizzante… allora ho fatto l’esatto contrario, invece di cercare di integrare il sistema di aspirazione senza farlo vedere ne ho fatto l’oggetto dominante. Era importante che le persone potessero vedere e toccare con mano questo oggetto innovativo, che ne percepissero immediatamente la funzionalità. Nicola Tesla One è in realtà una cappa aspirante con piano a induzione. Quella griglia un po’ “cattiva” che somiglia al reattore di un aereo sùbito ti ricorda che quell’oggetto fa qualcosa sull’aria. La sua semantica è chiara e quasi ti dimentichi della cottura, che resta in secondo piano. L’equilibrio è tutto spostato sull’aspirazione perché nessuno conosceva quegli oggetti, era fondamentale dare riconoscibilità alla nuova funzione.

L’operazione ha avuto successo e oggi, che tutti sanno che l’aspirazione può essere integrata al piano, è nato Switch. Il vetro circolare, in realtà un flap che attiva l’aspirazione, è a filo del piano. Qui induzione, cottura e aspirazione sono tornate in equilibrio. E andare manualmente ad aprire quel flap crea quell’esperienza d’uso di cui parlavamo prima. È pensato per essere toccato, per dirigere l’aria a destra o a sinistra, è quel contatto diretto con l’oggetto che io chiamo interazione “analogica”. A differenza di One, che “parla” di aria, di aspirazione, Switch parla il linguaggio del design estremo… un oggetto essenziale di cui, quando è spento, si dimentica la funzione.

Con il modello Libra, avete aggiunto al piano cottura una bilancia, con Flame ci avete restituito il piacere del fuoco… cosa c’è “dietro” questi prodotti? Quali sono le idee guida?
Ogni piano ha un suo concept ben preciso. Prime, con quella griglia in ghisa che sembra una bistecchiera fa riferimento al mondo del cooking così come Libra dove invece abbiamo integrato la bilancia, un oggetto che sembra silente ma appena ci appoggi una pentola sopra te ne restituisce il peso… comodissimo perché evita di pesare a parte gli alimenti… e poi c’è Flame. Lavorare con la fiamma è stato molto difficile perché fuoco e aria non vanno d’accordo, nei primi esperimenti le fiamme si spostavano all’interno dell’aspiratore. Abbiamo dovuto lavorare molto sul disegno dei singoli elementi in modo che l’aria venisse aspirata solo dall’alto. L’obiettivo era avere una fiamma stabile e una buona aspirazione con un’estetica che, grazie all’utilizzo della ghisa, desse un’idea di forza, di cucina professionale. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli, anche il piano d’appoggio dietro l’aspiratore, va a coprire la parte dove sono inseriti i filtri, estraibili dall’alto, uno dei nostri tanti brevetti.

La Fondazione Casoli ha introdotto l’arte in azienda. Un dialogo tra creatività pura e industria è possibile? Con quali risultati?
Tutto ciò che è creativo alla fine ti stimola. E credo che portare l’arte in azienda sia stato importante soprattutto per chi non fa parte dello staff creativo, per chi la percepisce come “una rottura di scatole”… Ad esempio è stato bellissimo quando con la fondazione l’artista si era creato un cubo aperto di 3 metri x 3 all’interno dell’ufficio prototipi. Quando i prototipisti varcavano quella soglia dovevano cambiare approccio. C’era l’artista che dava le indicazioni ma senza un disegno alla mano, senza le quote. E i risultati andavano al di là delle aspettative. Erano delle cose emozionanti. Quel “luogo” era un incubatore di idee. Dunque io vedo l’arte in quella direzione, come un modo per far sì che in azienda si respiri un certo linguaggio, si alimenti la voglia di sperimentare…. I 140 premi che ci sono stati assegnati negli ultimi 15 anni – dal Compasso d’Oro ADI al Red Dot Design Award, all’If Design Award e molti, molti altri, sono lì a confermarlo.

Tutti i modelli presenti nella gallery sono stati progettati da Fabrizio Crisà.

L’autore degli scatti effettuati durante l’evento Elica: “La Rivoluzione che non ti aspetti. Fuoco e Aria hanno nuove forme”, tenutosi a Milano, lo scorso maggio, presso la Terrazza 12 del The Brian & Barry Building sono di Marco Scarpa.

www.elica.com | @elicarianuova

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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