Un’altra chance per gli oggetti inutilizzati

Un’altra chance per gli oggetti inutilizzati

A molti di noi è capitato di svuotare una casa e, al di là della motivazione, più o meno lieta, è il momento in cui armadi, cassetti, librerie rivelano il loro contenuto. Tesori nascosti? Oggetti inutili? Sta a noi stabilirlo. Certo è che non tutto può, o vale la pena di essere conservato, e tra regalare o portare in ricicleria c’è, dal 1995, in terza via: vendere online su eBay.it, un marketplace capace di mettere in connessione milioni di individui in tutto il mondo.

 

«Ogni anno, su eBay.it vengono messi in vendita oltre 10 milioni di articoli da parte di venditori privati - spiega Margot Olifson, Country Manager di eBay in Italia - è la riprova che il nostro marketplace è il luogo dove praticamente qualsiasi oggetto può trovare una seconda vita. Il nostro impegno è continuare a rendere questa esperienza semplice, sicura e accessibile a tutti.»

Il quadro che emerge dalla ricerca commissionata da eBay.it a Ipsos (azienda specializzata in ricerche di mercato n.d.r.) I “tesori” nascosti nelle case italiane: da oggetti inutilizzati a opportunità inaspettate - illustrata a Milano lo scorso primo ottobre presso lo spazio Illumi da Ivana Stanojevic, Director Market Strategy and Understanding di Ipsos - ci racconta che in ogni casa italiana si nascondono in media 36 oggetti che non si usano più:  scarpe, giocattoli, oggetti decorativi come soprammobili e ceramiche, e ancora smartphone, videogiochi e tantissimi oggetti da collezione, dai fumetti ai francobolli fino alle carte Pokémon.

Tutti articoli che sembrano aver perso valore ma che, se rivenduti, possono tramutarsi in guadagni concreti, più spazio in casa e un approccio più consapevole al consumo. Per questo, vendere online oggetti di seconda mano è una pratica sempre più diffusa: più del 60% degli italiani ha venduto un articolo inutilizzato nell’ultimo anno. Con guadagni fino a € 200 per oltre 2 persone su 3, a conferma che la rivendita online può rappresentare una forma di microeconomia intelligente che ottimizza le risorse personali e promuove abitudini finanziarie più consapevoli tra le famiglie italiane, contribuendo a implementare l’economia circolare.

Al di là delle motivazioni che spingono alla vendita: guadagnare, liberare spazio in casa, dare una seconda vita a ciò che non si usa più, evitare gli sprechi, o sostituire vecchi oggetti con altri più utili o desiderati è interessante l’identikit dei venditori italiani online tradotto in quattro profili distinti:

Fashioniste circolari
Principalmente donne sotto i 34 anni, sono attente allo stile e all’ambiente. Non vendono per il profitto, ma per dare una “seconda vita” agli oggetti, un gesto che porta beneficio al guardaroba e al pianeta. Si accontentano di piccole somme (spesso meno di 100 €) e, se un articolo non viene venduto, preferiscono donarlo piuttosto che sprecarlo. Il loro guardaroba è una miniera d’oro: scarpe, borse, accessori e vestiti sono gli articoli che vendono di più, insieme a oggetti decorativi che non si adattano più al nuovo arredamento. Il loro motto è: “Il tesoro è nell’armadio, lo stile è fatto per circolare.” 
 

Cash-makers dell’usato 
Uomini adulti tra i 35 e i 54 anni, sono pragmatici e attenti al valore delle cose. Per loro vendere è un atto di efficienza: liberare spazio, evitare sprechi e ricavare profitto. Il guadagno (in media tra 100 e 300€) è un forte incentivo, e viene spesso reinvestito in nuovi acquisti, anche di seconda mano. Nulla viene buttato: ciò che non è più utile viene rimesso in circolo. I loro “tesori” sono oggetti tecnologici o da collezione: smartphone, tablet, console, fotocamere, ma anche videogiochi, vinili, fumetti e orologi, di cui sono veri conoscitori. Il loro motto è: “Fai spazio al nuovo, dai valore al vecchio.” 
 

Genitori svuota-tutto 
Genitori tra i 35 e i 54 anni, impegnati tra famiglia e lavoro e con la necessità di gestire tempo e risorse. Vendono principalmente per “fare spazio”: una missione dettata dal flusso continuo di giocattoli, libri e vestiti che hanno in casa. Per loro il decluttering diventa un’arte, con guadagni consistenti (200–500 €) che tornano utili per le spese domestiche o nuove esigenze. Pianificano le vendite online in momenti chiave, come l’estate o le fasi di crescita dei figli. Si liberano soprattutto di ciò che i bambini non usano più: libri, giocattoli, persino carte Pokémon che non fanno più parte della collezione. Il loro motto è: “Meno disordine, più libertà (e qualche euro in più).” 

 

Minimalisti digitali 
Giovani della Gen Z, nativi digitali che tendono ad accumulare meno oggetti e prediligono uno stile di vita minimalista. Per loro la vendita online è uno strumento per rimanere organizzati e mettere da parte denaro (spesso fino a 500 €) da destinare a obiettivi futuri. Si liberano degli oggetti con consapevolezza, e senza categorie fisse: le loro vendite sono situazionali, spesso legate a eventi come traslochi o cambi di stagione. Il loro motto è: “Leggeri nel presente, pronti per il futuro.”

Il valore economico del decluttering
Fin qui un ritratto delle abitudini degli italiani, ma perché accumuliamo oggetti inutili? A questa domanda, con un intervento interessante e coinvolgente, ha risposto l’economista e divulgatore scientifico Luciano Canova. «Comprendere i motivi per cui accumuliamo oggetti inutili e imparare a sbloccare queste decisioni - ha spiegato - significa trasformare un peso in un’opportunità di guadagno, risparmio e sostenibilità.» Di seguito una sintesi delle sue argomentazioni.
    

L'impatto economico dei regali non graditi
Un esempio emblematico di questa dispersione è quello dei regali indesiderati. L’economista Joel Waldfogel, con il suo studio sulla cosiddetta "perdita secca del Natale", ha stimato che fino al 30% del valore dei doni si disperde, quando questi non corrispondono alle preferenze di chi li riceve. Questa perdita di valore, che deriva dalla difficoltà di chi dona di indovinare i gusti altrui, non si limita al periodo natalizio, ma è un fenomeno ricorrente in tutte le occasioni in cui gli oggetti non incontrano i bisogni reali delle persone. La conseguenza è l’accumulo di beni inutilizzati, alimentato da meccanismi psicologici che rendono difficile separarsene.

 

Perché accumuliamo?
L'accumulo di beni non utilizzati è spesso riconducibile a tre trappole comportamentali: Endowment effect (effetto dotazione): tendiamo a sopravvalutare ciò che possediamo solo perché è nostro; Avversione alla perdita: la perdita di un bene genera un disagio maggiore rispetto al piacere derivante da un guadagno di pari entità. Vendere ciò che possediamo viene vissuto come una rinuncia, e la decisione viene rimandata; Sunk cost fallacy (trappola dei costi irrecuperabili): se abbiamo già speso dei soldi per un oggetto, tendiamo a tenerlo anche se inutile.
L’economia insegna invece che le decisioni dovrebbero essere prese al margine, e il denaro già speso non dovrebbe pesare sulla scelta. Questo vale anche per gli oggetti che riempiono le nostre case. Oltre ai costi irrecuperabili, è da considerare poi il costo opportunità: ovvero, ciò a cui si rinuncia mantenendo un bene inutilizzato. La detenzione di oggetti di valore, ma non utilizzati, può precludere l'accesso a nuove opportunità e investimenti più allineati alle proprie preferenze e necessità: è il cosiddetto "costo del rimpianto”.

 

Sbloccare le decisioni: l’architettura della scelta
L'economia comportamentale definisce "decision points" i momenti in cui dobbiamo attivarci per fare qualcosa. Se sono pochi o poco chiari, prevale l’automatismo, mentre se sono numerosi e ben strutturati, stimolano una scelta consapevole. Nel decluttering funziona allo stesso modo: è opportuno intervenire su questi punti decisionali e strutturarli per favorire l'azione desiderata.
 

Quando è più facile fare decluttering?
Traslochi: sono il momento in cui, più di ogni altro, siamo costretti a guardare in faccia ciò che possediamo. Ogni scatolone diventa una scelta: cosa vale la pena portare con sé e cosa no. Periodo post-festività e inizio anno: c’è l’effetto fresh start, abbiamo in mente i regali “improbabili” appena ricevuti e i buoni propositi per il futuro. Non a caso, le piattaforme di vendita online registrano picchi di scambi proprio dopo Natale. Altri momenti-chiave: l'inizio dell'anno scolastico, compleanni significativi, cambiamenti professionali o l'adozione di nuove abitudini sono tutti trigger che rendono tangibile la necessità di alleggerire gli spazi.

Una strategia efficace consiste nel separare il valore affettivo dall'utilità. Si tratta di conservare pochi oggetti del cuore e lasciare andare il resto, applicando la logica della "reward substitution": associare il "costo" della separazione a un bene ricompensa, così da rendere il processo più accettabile.

 

Mercati secondari
Molti beni non sono solo ingombri, ma veri e propri asset: carte Pokémon, vinili, fumetti, videogiochi vintage, set LEGO fuori produzione e molto altro. I mercati secondari che li riguardano sono in forte espansione, e in alcuni casi questi oggetti si comportano quasi come beni rifugio, con un valore che tende ad apprezzarsi nel tempo. Fare l’inventario di ciò che possediamo e valutarne il potenziale di monetizzazione può rivelare opportunità inattese.
In conclusione, se si comprendono i meccanismi psicologici dell’accumulo, e come progettare con consapevolezza i momenti decisionali, gli oggetti inutilizzati o i regali indesiderati diventano un’opportunità di guadagno, risparmio e sostenibilità, contribuendo a migliorare la qualità della vita e a incentivare un'economia più circolare.

 

I protagonisti dell’incontro
Alla presentazione della ricerca I “tesori” nascosti nelle case italiane: da oggetti inutilizzati a opportunità inaspettate commissionata da eBay.it a Ipsos sono intervenuti: Margot Olifson, Country Manager di eBay in Italia; Ivana Stanojevic Director Market Strategy and Understanding, Ipsos; Luciano Canova, Economista e divulgatore scientifico e, in remoto, Maurizio Pagani, Japandealstore.
 

(Nell'immagine in home page un’opera dell’artista Patricio Reig. “Último paso” #2 - misure: 30 x 53 cm)

Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.
Image
SEGUICI