Istantanea di un percorso creativo

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Da pochi giorni la Triumph Tiger 900 Rally Pro è diventata una realtà da guidare. Ne parla, in questo post, Rodolfo Frascoli – il designer che l’ha progettata – intervistato da Andrea Buzzoni, general manager della storica casa motociclistica inglese. Una chiacchierata che vi rivelerà come da tante idee e bozzetti, da tanti confronti con tecnici e ingegneri, si arrivi al modello definitivo.

Dall’incontro tra Rodolfo Frascoli e il general manager Andrea Buzzoni, avvenuto in Triumph Motorcycles Italia a Segrate (la sede è appena stata inaugurata), è nato un “botta e risposta” che ha rivelato una serie di aneddoti e curiosità sul processo creativo che ha portato alla realizzazione della Triumph Tiger 900 Rally Pro. Un’intervista originale e divertente – che riportiamo qui di seguito – dove il designer mette a fuoco tutte le peculiarità di questa nuova enduro.

Considerando che le forme e le proporzioni di una moto enduro sono abbastanza vincolate dalla ciclistica e dalle dimensioni ridotte delle sovrastrutture, dove pensi di essere riuscito al meglio ad esprimere il DNA di una vera Triumph?
Inizierei nel definire quale sia il DNA di una vera Triumph: autenticità ed equilibrio formale senza eccessi. Sportività elegante ed una certa regalità. La nuova Tiger 900 ingloba tutte queste caratteristiche tanto che, pur se con un linguaggio formale completamente differente dalla 800 (più robotico e spigoloso) è stata immediatamente riconosciuta come una Triumph (ed una Tiger) al 100%.
Non è mai questo o quello specifico elemento di stile a fare il DNA, e quindi il carattere di una moto, ma un complesso insieme di fattori tutti linkati tra loro: stance e proporzioni, gerarchia ed armonia tra gli elementi. Anche lo stesso processo di progettazione di Triumph, nonché la maniacale attenzione al dettaglio, hanno contribuito molto a creare il DNA della Tiger.

C’è un dettaglio o un particolare del design che magari al grande pubblico potrebbe sfuggire o sembrare irrilevante ma che tu come designer ritieni particolarmente riuscito, o per il quale magari hai dovuto “combattere” metaforicamente per riuscire a portarlo alla realizzazione finale?
Più che di un dettaglio in particolare farei notare i sofisticati allineamenti e parallelismi tra linee e accoppiamenti della carrozzeria con quelli della meccanica, in particolare del telaio. Una cura quasi ossessiva difficile da notare al primo colpo d’occhio ma che trasmette, soprattutto dal vivo, una sensazione di ordine e di armonia generale (due valori questi che si associano benissimo al DNA Triumph). Tutto questo è stato reso possibile grazie ad un R&D (Research and Development n.d.r.) sempre molto positivo ed aperto mentalmente. Un cenno merita il fanale anteriore, ribattezzato sin dall’inizio “the mask”, un vero gioiellino di tecnologia e progettazione che ha incattivito tantissimo lo sguardo della Tiger ed il sovrastante meccanismo del plexiglas regolabile molto curato nel design. Aggiungerei la superba qualità costruttiva delle superfici del serbatoio in lamiera.

I tuoi primi bozzetti seguivano già la strada che poi è stata intrapresa oppure sei partito da un concept che poi hai modificato sostanzialmente in corso d’opera?
I primi bozzetti hanno sempre, in qualsiasi progetto, lo scopo di esplorare diverse direzioni stilistiche. Sarebbe uno spreco, oltre che un rischio, non investire risorse ed idee in questa prima fase. Di bozzetti quindi ne sono stati fatti tanti ed il tema era molto articolato da affrontare perché, se da una parte Triumph voleva dare un messaggio forte di quanto stesse investendo nel settore adventure, dall’altra l’esigenza di condividere lo stile tra le due versioni della Tiger con l’anteriore sia da 21” che da 19” ci ha fatto escludere sin dall’inizio un linguaggio stilistico troppo “Dakariano” come la Triumph Tramontana per esempio. Una moto che, grazie alla potenza del suo messaggio 100% racing, è piaciuta moltissimo e che tanti (io per primo !) avrebbero voluto in produzione.
Quindi siamo partiti senza esagerazioni né estremizzazioni stilistiche per poi aumentare il carattere adventure in corso d’opera, sempre bilanciandolo con le esigenze, e soprattutto le proporzioni più touring, della versione GT con la 19”. Il fatto che entrambe le versioni stiano piacendo molto ci dice che abbiamo adottato il processo corretto.

Cosa sono i “the famous italian 10 mm”?
Ci sono designer che sostengono che il bello non si raggiunga senza spargimenti di sangue, riferendosi chiaramente ai confronti-scontri tra designer ed ingegneri durante la fase della progettazione. Fortunatamente con Tiger 900 non è stato così e si sono coniugate le esigenze dello stile con quelle della fattibilità e dei costi, lavorando in un clima (non parlo del meteo inglese ahimè…) entusiasmante e sempre piacevolissimo.
Ma nell’obiettivo di conquistare anche un solo millimetro, per un designer qualsiasi stratagemma diventa lecito e quando chiedevo modifiche che si scontravano con le esigenze tecniche, di fronte alle preoccupazioni degli ingegneri, rispondevo “è una piccola modifica di soli 10 mm“ indicandoli con le dita.
Ma i 10 mm , concessi dopo lunghe trattative, sul clay diventavano 20 e certe volte, pur non senza vergogna, anche di più. Chiedete in Triumph cosa siano “the famous italian 10 mm” e tutti quanti vi risponderanno col pollice e l’indice che si allargano vistosamente … Anche perché di richieste di “italian 10 mm” ne ho fatte molte !

E il mistero dei pretzel?
Durante la prima review del clay, ad un certo punto la discussione si concentra sui pretzel: di che materiale li facciamo, dove posizioniamo i punti di fissaggio e cose così.
Pur non capendo assolutamente di che cosa stessero parlando, annuisco fino a quando non sono più nella condizione di fingere e chiedo che c’entrassero i pretzel con la Tiger, aggiungendo che mi stava pure venendo fame: risata generale e mi spiegano che “pretzel” è il soprannome dato, per via della forma particolare che avevano sulla Tiger 800, ai fianchetti che collegano il serbatoio col becco. Indovinate cosa mangiammo la sera stessa al pub?

 

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Gabriella Steffanini

Gabriella Steffanini

Cresciuta professionalmente nel mondo dell’editoria e della comunicazione, oggi, con il progetto Fourexcellences, ha concretizzato un sogno. Attrice per hobby, yogi nell’anima e sportiva per vocazione, è un mix di caos, silenzio, musica, generosità, amore, amicizia, favole, vecchio, moderno, tablet, pc, libri e parole, parole, parole… Cosa saremmo senza? Si occupa di marketing e di digital web.

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