C’è musica nell’ARIA

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Un trio di soprani – composto da Simona Rais, Yuliaya Vyshnyvetska e Gesu Zefi – con una proposta originale: cantare le colonne sonore del cinema contemporaneo per far avvicinare il grande pubblico al bel canto. Un esperimento culturale che presto vedremo in teatro, a Legnano.

Lirica. La si ama o la si odia. Certo è che il grande tenore Pavarotti, con il suo Pavarotti & Friends, organizzato per la prima volta nel 1992, aveva fatto molto per farla apprezzare al grande pubblico duettando con diversi cantanti italiani e internazionali di musica “leggera” e approfittando dell’occasione per proporre le arie liriche più famose e orecchiabili. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove ARIA, un trio di giovani soprani che propone un repertorio originale, concentrato sulle colonne sonore del cinema contemporaneo composte da grandi musicisti come Nino Rota, Ennio Morricone, Nicola Piovani contemplando al contempo arie d’opera e musica da camera.

Un interessante esperimento culturale che seduce e coinvolge il pubblico come ci racconta Simona Rais che è parte dell’ensamble vocale insieme a Yuliya Vyshnyvetska e Gesu Zefi.

Come vi siete conosciute?
Gesu Zefi, per un certo periodo, è stata la mia maestra di canto e ho conosciuto Yuliaya tramite lei. Abbiamo cantato insieme a un matrimonio e da lì è nata l’idea di fare qualcosa insieme. L’incontro con Martino Crespi, produttore di ARIA, ha dato il via al progetto, e siamo partite “alla grande”. Il primo evento, organizzato da MasterCard, è stato a Venezia in occasione del Festival del Cinema dove abbiamo cantato per otto sere di fila. Abbiamo dovuto lavorare moltissimo per crearci un repertorio comune nel giro di pochi mesi. Ma è andata benissimo tanto che l’anno dopo ci hanno richiamato.

Come nasce il tuo amore per la lirica?
Perché la ascoltavano i miei genitori. Ho ancora tra i miei ricordi sonori la Traviata cantata da Maria Callas alla Scala di Milano negli anni ’50. Era uno dei dischi più amati da mio padre e io da bambina ci canticchiavo sopra. Poi la lirica l’ho abbandonata per tanto tempo, non so perché. Ma a un certo punto ho capito che era una cosa “giusta per me” e ho ricominciato come autodidatta, coltivandola solo come hobby, semplicemente perché mi piaceva cantare, senza nessuna velleità di esibirmi. Poi ho iniziato a prendere delle lezioni e gli stimoli degli insegnanti o di chi mi ascoltava mi hanno portato a fare delle altre cose. Mi ricordo una delle primissime frasi del mio maestro attuale, Paolo Vaglieri. Parlando del fiato, e di conseguenza della voce, mi disse «che non bisogna tenerselo per sé, bisogna far uscire, non trattenere». E così, via via mi sono impegnata sempre di più. Attualmente dedico al canto circa due giorni a settimana, uno con il maestro e uno con le ragazze poi quando siamo in prossimità di un concerto ci sono le prove e naturalmente lo studio a casa… ma io credo che qualsiasi cosa, sia che la si faccia per passione o per mestiere, vada fatta con professionalità, con determinazione, quindi studiare, dedicarvi del tempo, è indispensabile.

Quali sono le caratteristiche vocali delle tue colleghe?
Siamo tre soprani ma con voci e personalità molto diverse. Yuliaya ha una voce delicata, Gesu più prorompente. Però proprio perché siamo così diverse poi funzioniamo insieme. La voce che si utilizza da soliste è inevitabilmente diversa e, pur mantenendo le nostre caratteristiche, occorre un occhio di riguardo per l’ensemble… è questo secondo me ad essere interessante, percepire le differenze e, nel caso in cui ci sia l’orchestra, sentire il respiro dei musicisti, del direttore. Tutto dà ritmo ed emozione, anche gli errori, che a mio parere arricchiscono e non tolgono. Ed è importante che il pubblico capisca le parole, e che ci sia “interpretazione” perché noi mettiamo in scena una storia, non si tratta soltanto di un’emissione di suoni più o meno precisi. La lirica non è solo una questione di tecnica.

Parliamo un po’ di te. Tu sei cagliaritana, quando ti sei trasferita a Milano?
Nel ’94, per amore, poi ci sono rimasta… anche se il mio fidanzato è cambiato da anni… (ride). Appartengo alla categoria di persone che ama Milano. È una città che ha sicuramente dei difetti, ma io l’ho trovata stimolante e accogliente, anche professionalmente. Quando sono arrivata qui ho iniziato nella pubblicità in un momento in cui era un lavoro divertente, dove potevi esprimerti e comunicare molto con le persone, seguire dei progetti interessanti. Poi a causa della crisi il lavoro è cambiato, non mi ci ritrovavo più, soprattutto a livello umano, dove c’è stato un progressivo deteriorarsi dei rapporti. Quel lavoro si è poi interrotto e, assecondando un’altra mia passione, ho iniziato a insegnare yoga…

Torniamo al trio. Al di là degli eventi privati, prevedete di esibirvi in teatro?
A me piacerebbe molto. Spostarci sui teatri e lavorare anche un po’ all’estero, soprattutto in alcuni paesi: in America, Cina, Medio Oriente… perché lì c’è una fortissima attenzione nei confronti dell’impostazione lirica. L’Oriente ha tantissimi cantanti lirici e tutti vengono qui a specializzarsi perché comunque vivono ancora l’Italia come il paese del bel canto dove vengono insegnate delle tecniche vocali particolari, inoltre il repertorio classico è per la maggior parte italiano e dunque c’è anche una questione legata alla dizione… Mi piacerebbe avvicinarmi a loro, che spesso conoscono le doti dell’Italia più degli italiani.

E a volte i desideri si realizzano… L’8 maggio 2019, il trio ARIA, Stefano Serafini & Friends sono in concerto a Legnano, al Teatro Tirinnanzi. Info: +39 02 45074511. Prenotazioni: events@martinocrespievents.it.

Instagram @ariasingers | Facebook @AriaSingers

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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