Sempre più spesso sentiamo parlare di ciclo di vita dei prodotti. Una questione che ruota intorno alla sostenibilità, alla consapevolezza degli acquisti, al riciclaggio dei materiali… con il 2027 le aziende saranno obbligate ad adottare il DPP (Digital Product Passport), una piattaforma di raccolta dati che fornirà ai consumatori informazioni dettagliate sull’origine delle materie prime, sulle quantità di contenuto riciclato, fino al loro grado di riparabilità e durabilità.
Una sfida complessa soprattutto per le aziende che operano in settori con catene di fornitura globali e strutture decentralizzate, come quelle del tessile e dell’elettronica. Questi temi, al centro del webinar Digital Product Passport: opportunità e sfide per il Tessile promosso il 17 giugno scorso, da Erion Textiles - Consorzio del Sistema Erion dedicato alle aziende del settore tessile del quale fanno parte brand come Amazon, Artsana, Decathlon, Essenza, H&M Group, KIABI, Miroglio Fashion, OVS, Pompea, Save The Duck - ha fatto il punto sullo “stato dell’arte”.
«Il Digital Product Passport rappresenta un'opportunità straordinaria per il settore tessile, ma la sua realizzazione richiede la presenza di un fronte comune» - ha dichiarato Raffaele Guzzon, Presidente di Erion Textiles. «Gli elementi sul tavolo sono numerosi e complessi: dalla definizione tecnica, probabilmente basata su tecnologie blockchain per garantire l'immutabilità dei dati, alla creazione di infrastrutture digitali interoperabili. È fondamentale che tutti gli attori della filiera collaborino per la corretta introduzione di questa tecnologia. Infine, credo sia necessario che, a livello europeo, venga chiarito al più presto quali informazioni dovranno essere inserite nel DPP e che, in funzione di ciò, sia lasciato tempo alle aziende di adeguare i propri sistemi informatici».
Per Erion Textiles l'obiettivo è quello di anticipare le specificità normative per orientare le scelte tecnologiche delle aziende associate. Una volta definiti i confini normativi, bisognerà sviluppare soluzioni pilota avanzate, ovvero lavorare sulla creazione di sistemi di raccolta e gestione dati capaci di sfruttare le tecnologie blockchain per garantire l'immutabilità delle informazioni, la tracciabilità end-to-end e l’interoperabilità tra sistemi EPR esistenti.
Sarà poi necessario costruire modelli collaborativi di filiera, realizzando piattaforme digitali comuni che connettano produttori, terzisti e operatori del recupero, e che siano capaci di garantire trasparenza normativa senza compromettere la riservatezza commerciale. Servirà, infine, una formazione specialistica con programmi mirati a introdurre nuove figure professionali capaci di gestire efficacemente i nuovi obblighi informativi.
Pionieri del Passaporto Digitale
Mentre l'industria della moda si interroga ancora sull'implementazione del Digital Product Passport, alcune aziende hanno scelto di passare dalla teoria alla pratica. Save The Duck e Rifò rappresentano esempi virtuosi di come le aziende possano anticipare le normative europee sperimentando già oggi prototipi di DPP che dimostrano la concreta applicabilità di una tecnologia che punta alla sostenibilità.
«Un set importante di informazioni sui nostri prodotti sono ora consultabili dal cliente grazie a questo tool, che in origine era utilizzato per garantire solamente l’originalità dei nostri capi. - ha dichiarato Silvia Mazzanti, Sustainability Manager di Save The Duck. Questa iniziativa rappresenta la nostra personale declinazione del Digital Product Passport. È lo strumento di connessione col cliente grazie al quale abbiamo iniziato a raccontare la storia di ogni capo, condividendo dettagli sulla produzione e i materiali utilizzati, le caratteristiche tecniche e le certificazioni. Attraverso il QR Code, applicato sui nostri capi, possiamo inoltre tenere informata la community sui nostri progetti e iniziative. In questo primo anno abbiamo avuto decine di migliaia di accessi e contiamo di crescere ancora».
«Noi abbiamo iniziato la nostra esperienza col Passaporto Digitale nel 2022 - ha spiegato Niccolò Cipriani, Founder e CEO di Rifò che ha costruito la propria identità sulla trasparenza e sull’economia circolare - volevamo creare uno strumento per mostrare ai nostri clienti finali la tracciabilità della nostra filiera; per comunicare l’impatto positivo di ogni nostro prodotto in termini di risparmio di risorse e per aumentare la consapevolezza dei consumatori sulla creazione di un capo a chilometro zero. Il Passaporto Digitale ci aiuta, così, a far capire alle persone il valore ambientale e sociale di un modo sostenibile di produrre abbigliamento».
I partecipanti al webinar
Al webinar Digital Product Passport: opportunità e sfide per il Tessile, moderato da Raffaele Lupoli, Direttore di EconomiaCircolare.com, sono intervenuti: Raffaele Guzzon, Presidente di Erion Textiles, Andrea Occhionero, Policy Manager per European Branded Clothing Association (EBCA), Marina Prados Espínola, Director of Public Affairs di The Policy Hub, Giulia Caldon, Business Developer & Sales Manager, EZ Lab Blockchain Solutions, Silvia Mazzanti, Sustainability Manager di Save The Duck e Niccolò Cipriani, Founder & CEO di Rifò.










