Borse… effetto “wow!”

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Artigianato made in Italy, innovazione hi-tech. Da questo mix sono nate le borse di Sara Giunti. Raffinate, belle da vedere e da toccare, nascondono un cuore tecnologico… le apri e si illuminano grazie a uno strip LED. E una power bank consente di ricaricare tutti i device teconologici, a partire dallo smartphone. Disponibili online e ora, a Milano, nello store di Corso Matteotti 1.

Due vetrine in Corso Matteotti 1, a pochi passi da Piazza San Babila. Una location perfetta all’interno del quadrilatero della moda milanese per il debutto del primo store monomarca Sara Giunti. Il nome identifica una giovane fashion designer romana e la sua linea di borse, eleganti e al contempo sorprendenti per il loro “contenuto” tecnologico. Le apri e “Ohhh” si illuminano… per trovare agevolmente le chiavi, la biro, il rossetto e tutto ciò che solitamente si perde sul fondo. E allo strip LED che illumina l’interno si aggiunge la power bank che consente di ricaricare agevolmente tutti i device teconologici, a partire dallo smartphone.

L’inaugurazione della boutique, avvenuta lo scorso 10 settembre, durante la Milano Fashion Week è stata un’opportunità per incontrare Sara Giunti e farle qualche domanda.

Come è nata la tua passione per le borse?
Progettare borse è sempre stato un mio desiderio. Sono nata come fashion designer e ho sempre amato l’abbigliamento e la moda, ma verso la fine del mio percorso universitario – stavo frequentando lo IED – mi sono innamorata improvvisamente del mondo dell’accessorio… perché mi dava la possibilità di esprimere in maniera più razionale e più decisa la mia idea di estetica. Poi una sera ero in macchina, stavo cercando le chiavi e all’improvviso ho pensato: “e se ci fosse una luce nella borsa?”.

La “messa a punto” di quest’idea è stata difficile?
In realtà sono stata molto fortunata perché nell’ambiente che frequentavo c’erano molti ingegneri elettronici che mi hanno aiutata. Volevo coniugare il mondo del design con il mondo della tecnologia. C’è voluto tantissimo, non è stato facile, perché una borsa deve essere leggera, la tecnologia non deve essere impattante e l’aspetto estetico conta tantissimo perché la donna non vuole il gadget, vuole la borsa bella, fatta bene, che all’interno abbia tantissime risorse innovative. Nel primo anno sono riuscita a brevettare sia la luce sia la ricarica per i device tecnologici. E poi ho presentato il prodotto finito a White (un format fieristico milanese dedicato alla moda e agli accessori n.d.r.). Successivamente ho esposto in numerosissime fiere, ho fatto tantissima gavetta e poi ho fondato un marchio, nel 2012, L’ED Emotion Design. All’epoca ero molto timida, non mi piaceva usare il mio nome. Poi piano piano mi sono resa conto che il made in Italy, il fatto di avere un volto dietro il progetto era importante, mi sentivo anch’io più sicura di quello che stavo facendo.

A quel punto ho iniziato a collaborare con dei negozi, in Italia e all’estero, e mi rendevo sempre più conto che alla fine volevo vendere io il mio prodotto, riuscivo a raccontarlo meglio. A volte entrava in “contenitori” troppo grandi e la gente ne usciva quasi spaventata scoprendo che c’era una tecnologia dentro. Allora ho pensato: facciamo un esperimento. E la Final Spa (finanziaria a cui fa capo anche il marchio Alviero Martini n.d.r.) mi ha dato la possibilità di aprire uno spazio nel centro di Milano. Ho iniziato l’anno scorso e sono contenta. Il prodotto viene capito e riesco a comunicarlo meglio. Poi sicuramente il web è altrettanto importante perché il prodotto va all’estero, ti conoscono. Però vedere le borse dal vivo è sempre un altro discorso. Sicuramente la tecnologia è un plus ma, proprio per questo, vederla in azione è un’altra cosa. Ogni volta che una persona apre una delle mie borse, è sicuro che la vorrà… c’è sempre quell’effetto “wow!”…

Aprirai altri punti vendita?
In realtà sto valutando l’opportunità di aprire dei Pop up perché è molto difficile la gestione di un negozio e non mi va di mettere in cantiere troppe iniziative, mi voglio concentrare.
Tra qualche giorno, a White presenterò una capsule innovativa, una borsa super divertente per la prossima estate che coniuga tecnologia e semplicità. Questo progetto si sposerebbe bene a tanti Pop up o anche a piccoli corner nei negozi. La collezione invece è molto articolata e ha sempre bisogno di un contenitore e di chi sa vendere il prodotto.

La capsule l’hai messa a punto da sola?
Sì, tutto ciò che riguarda il design lo realizzo da sola. Siamo sei in ufficio. Gli altri si occupano di amministrazione, grafica, web. Però tutta la parte creativa la sviluppo io, dal disegno al prodotto.

Com’è questa nuova borsa?
È una shopper in tessuto con i manici in pelle però completamente trasparente. Ci sono varie tipologie sia supertrasparente sia opaca in tutti i colori possibili e all’interno c’è una trousse che contiene la luce. Si può comporla a piacere, scegliendo i manici o la tracolla e la trousse interna può anche essere acquistata separatamente e utilizzata per i trucchi o come comoda pochette. È un’idea carina perché esce al pubblico dai 160 ai 210 euro quindi hai due borse in una a un prezzo accattivante.

Le collezioni – Sara Giunti e 289 by Sara Giunti – presenti in questo momento nello store di Corso Monforte 1, evocano atmosfere invernali. Le borse hanno riflessi freddi, metallici, come il blu petrolio e il blu notte ma anche il rosso Falun e il nero con nuances iridescenti. E a sottolineare il gioco dei contrasti ci sono i materiali: velluto, piume, stampe esotiche che prendono vita con la luce come fossero riflessi sull’acqua, pellami lisci o martellati, camosci… Le forme restituiscono la cifra stilistica di Sara Giunti, semplici, rigorose, ma sempre eleganti.

Molte le novità: Vega envelope clutch, must- have per le occasioni più eleganti, Galatea minaudière con il suo piccolo delizioso manico, a cui in un istante, si può aggiungere la tracollina per trasformare il proprio look, Io, nuova Icon bag della collezione, pratica e versatile e infine le Business bag, strettamente connesse alla nuova collezione grazie alla Arcadia, pratica Messanger bag in due versioni, pensate per incontrare il gradimento del pubblico maschile e femminile.

Comune a tutti i modelli della prima linea, oltre il plus tecnologico, la chiusura, composta da tre triangoli intrecciati e che rappresenta, con tratti essenziali, un kimono. Una piccola scultura capace di esprimere la filosofia orientale a cui si ispira il design minimal ed essenziale di Sara Giunti.

www.saragiunti.it | @saragiunti_official

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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