Moda. Le prossime sfide

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L’esigenza di sostenibilità, ambientale e sociale, cambierà profondamente anche l’industria dell’abbigliamento e degli accessori. Lo confermano le ricerche presentate durante il 24esimo Fashion Summit Pambianco-Deutsche Bank. Una sfida che si aggiunge al continuo mutamento dei canali di comunicazione e di vendita, dove mondo reale e digitale sono sempre più connessi.

Con un effetto domino, lo tsunami Greta Thunberg ha coinvolto non solo la classe politica ma anche le parti sociali. Scienziati, filosofi, studenti, gente comune, tutti si sono mobilitati. E la salvaguardia dell’ambiente è diventata “l’emergenza” che guida le agende del governo (stando alle dichiarazioni d’intenti) e dell’industria.

Sostenibilità è dunque una parola chiave anche per il futuro della moda, oggi fra i settori che sprecano più risorse nella produzione, che utilizza materiali inquinanti, non ricicla indumenti e, in alcuni casi, sfrutta la manodopera. È quanto emerso dal 24esimo Fashion Summit Pambianco-Deutsche Bank tenutosi a Palazzo Mezzanotte lo scorso 6 novembre. Ma, la ricerca di David PambiancoLa sfida dei fashion brand tra sostenibilità e omnichannel – ha evidenziato come questo problema sia in realtà per le aziende del made in Italy una grande opportunità «poiché la produzione in Italia è altamente sostenibile: produzioni artigianali, tracciabilità della filiera, legame con il territorio, tutela dei lavoratori sono tutti aspetti che caratterizzano la nostra industria. Non a caso la quota di produzione in Italia da parte dei grandi gruppi del lusso è già molto elevata (si stima l’80% globalmente tra i vari settori) e questo aspetto ha portato i principali gruppi francesi ad acquisire o costruire aziende produttive in Italia.»

Altre evidenze, sempre estratte dalla ricerca presentata da David Pambianco, CEO dell’omonima società, riguardano invece l’omnicanalità. Siamo sempre connessi e il confine tra mondo reale e digitale è sempre più sottile e indistinguibile. «Si prendono informazioni online, poi ci si reca in negozio a provare e poi si compra di nuovo online (magari dal negozio) con spedizione a domicilio (vendita questa classificata come online o offline?). Rispetto al passato quindi le aziende si trovano di fronte ad un maggior numero di canali da gestire (on-line, retail, wholesale, travel retail, outlet) sempre più ibridi e con formati sempre più “blended” fra loro. Una cosa è certa: tutte queste sfide portano ad un aumento della complessità e dei costi e le aziende hanno un’unica strada per affrontarle, la crescita delle proprie dimensioni.»

Ancora sulla sostenibilità l’intervento di Erika Andreetta, Partner PwC. La ricerca – Millennials e Gen Z: qualità e sostenibilità senza compromessi – che ha coinvolto un campione di oltre 2.000 giovani italiani composto per il 62% da Millennials e per il 38% da appartenenti alla Generazione Z o iGen, ha dimostrato che oltre il 40% di questi ultimi sono Attivisti Personal & Planet Health. Il 90% degli intervistati nel loro complesso è infatti disposto a pagare un premium price per prodotti fashion etici e sostenibili. I canali d’acquisto preferiti da Millennials e iGen sono gli store fisici per il 46% e mobile per il 29% ma più dell’80% di loro ha dichiarato di aver acquistato capi di abbigliamento o accessori online nell’ultimo anno.

Sostenibilità e lusso: un rapporto complicato è stata la ricerca presentata da Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank. La tutela dell’ambiente, si legge nell’intervento, preoccupa in particolare Gen Z (2.6 miliardi di individui) e Millennials (2.14 miliardi). Si tratta del 64% della popolazione mondiale che, entro il 2020, rappresenterà circa il 40% della domanda di beni di lusso mondiale. La strada verso il lusso responsabile passa quindi attraverso la profilazione di una nuova figura di consumatore più critico nella scelta di cosa acquistare, più attento e informato e, soprattutto, più interessato al benessere della collettività e non solo alle proprie esigenze. La notorietà e il prestigio del brand restano ancora i criteri fondamentali delle scelte di acquisto ma le considerazioni sull’impatto dello stesso su ambiente e salute, il trattamento dei lavoratori, l’orientamento sociale e etico stanno assumendo un ruolo sempre più importante. La sostenibilità sta quindi diventando un pilastro del brand equity.
La capacita di integrare creatività e sostenibilità sarà quindi fondamentale in futuro nel determinare il successo di brand e prodotti. Stanno ad esempio emergendo nuovi modelli di business, come il noleggio e il mercato dell’usato, in grado di soddisfare sia la necessità di novità sia il passaggio a una maggiore sostenibilità. Anche in questo caso sono le generazioni più giovani, soprattutto nei paesi maturi, a guidare il cambiamento: il 68% della Gen Z e dei Millennials intervistati ha acquistato un prodotto di lusso di seconda mano e il 50% ha noleggiato prodotti negli ultimi 12 mesi.

A chiudere la fase introduttiva del summit è intervenuta Sara Bernabè, General manager Italia di Planet, società che offre soluzioni integrate per i pagamenti internazionali, che ha offerto un interessante contributo al dibattito presentando un’inedita analisi demografica degli shopper internazionali. Fra nuove istanze valoriali, che vedono al centro sostenibilità, innovazione e modalità di consumo sempre più orientate all’omnichannel, anche fra i viaggiatori internazionali è il grande momento dei Millennial. Una generazione che vale oggi quasi un acquisto esente iva su due e rappresenta un’opportunità unica per il retail nazionale, confermandosi una grossa fetta di un settore che in Italia genera circa 4 miliardi di euro l’anno in volume d’affari e in cui la Penisola rappresenta il Paese più in crescita d’Europa.

Il convegno è quindi proseguito con interventi e interviste face to face condotte da Enrico Mentana, giornalista e direttore del TG di La7. Sul palco si sono succeduti: Claudio Marenzi, Presidente di Herno; Alberto Camerlengo CEO di Furla; Alessandro Bracci, Presidente e CEO di Teddy; Andrea Panconesi, CEO e Founder di LuisaViaRoma; Stefano Della Valle, COO Europe Central Group Rinascente e Francesco Tombolini, Presidente della Camera dei Buyer; Nicolas Bargi, CEO e Founder di Save the Duck; Paolo Alberti, Presidente Wholesale di Luxottica Group; Alberto Frasarin, Country Head Google Customer Solution per l’Italia; Marco Marchi, Presidente di Liu Jo.

Video e presentazioni del 24esimo Fashion Summit Pambianco-Deutsche Bank: La sfida dei fashion brand tra sostenibilità e omnichannel sono disponibili a questo link: https://summit.pambianconews.com

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Laura Perna

Laura Perna

Dopo la laurea in filosofia conseguita presso l'Università Cattolica di Milano inizia il suo percorso professionale nell'area della comunicazione: uffici- stampa, relazioni pubbliche, editoria. Il suo rapporto con la scrittura è intenso e quotidiano. FourExcellences rappresenta un "punto e a capo", una svolta. È un'idea, poi un progetto che si trasforma in realtà day by day. È una dichiarazione d'indipendenza che condivide con le sue compagne di viaggio. È lo specchio di un mondo effervescente e creativo, la voce di infinite storie.

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