Arte a fior di pelle

0

Come si trasforma la poesia in un tatuaggio? Cosa significa essere artisti oggi? Ce lo racconta in questa intervista il giovane tatuatore Marco Matarese fondatore di Puro Tattoo Studio.

Le origini del termine “tatuaggio” risalgono alla metà del Settecento e vengono da lontano, precisamente da Tahiti, dove “tau-tau” rappresentava un’onomatopea che ricordava il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago utilizzato per bucare la pelle e crearvi così il disegno. Tuttavia, come dimostrano alcuni reperti archeologici, la pratica del tatuaggio risale agli albori della civiltà ed ha alle spalle più di 5000 anni di storia. Un’arte primitiva dunque, che trova numerose espressioni anche nella contemporaneità come dimostrano i bellissimi “lavori” di Marco Matarese, fondatore di Puro Tattoo Studio.

Classe 1975, Marco Matarese frequenta il liceo artistico e, successivamente, l’Accademia di Brera e la celebre scuola di cinema istituita e diretta da Ermanno Olmi. Dopo un praticantato come scenografo decoratore, Marco apre un’impresa di affreschi, poi uno Studio Associato di architettura a Novara, comprando e vendendo oggetti di antiquariato in giro per il mondo, sino al 2014 quando a Milano crea Puro Tattoo Studio. Una realtà professionale che va al di là del lavoro e che diventa con il tempo espressione intima del suo poliedrico pensiero e della sua grandissima creatività. Aprire il suo profilo Instagram e guardare i suoi lavori è come entrare in un museo dove tutto prende vita. Ma lasciamo a lui il racconto…

Quando e come ti sei avvicinato al mondo dei tattoo? Quando hai capito che saresti diventato un tatuatore e non un altro genere di artista?
Da quando ho finito, diversi anni fa, la facoltà di pittura all’Accademia di Belle Arti, ho cercato di adoperare il mio amore per l’arte in diversi modi. Quando sei profondamente innamorato di troppe forme d’arte non è affatto semplice, non puoi accontentarti di svilupparne soltanto una, né capire immediatamente quale di queste può essere veramente adatta a te, per darti poi, un vero lavoro. Dopo aver fatto dipinti e installazioni per molte gallerie d’arte e aver fatto affreschi per diversi anni, la vita mi ha fatto “inciampare” nel mestiere del tatuatore. Mi sono reso subito conto, dopo poche prove, che ciò che non avrei mai considerato come un lavoro adatto a me, fosse invece il giusto mezzo per incanalare il mio bagaglio emotivo, culturale e il modo migliore per ottimizzare le mie capacità manuali. Non avrei mai immaginato di emozionarmi tanto per una cosa che facevo da tutta la vita, soltanto perché trasposta su pelle.

Cosa rappresenta per te il disegno?
Sono assolutamente convinto che un artista non sia nient’altro che una persona con la necessità di esprimersi. Il disegno per me è sempre stato l’unico modo che avevo a disposizione per raffigurare le poesie che non avrei saputo scrivere.

Hai un tratto unico nel suo genere, come sei arrivato a questa tua “firma”?
A dire il vero, l’amore per mio tratto, ispirato dichiaratamente alle acqueforti antiche, è il vero motivo per il quale faccio il tatuatore e non un risultato. Quando ho capito che il mondo del tatuaggio non era soltanto “old school” o tatuaggi ornamentali, è diventato chiaro che avrei potuto realizzare i tatuaggi che tutt’ora faccio. È il motivo per cui ho deciso di diventare un tatuatore.

Cosa influenza la tua arte? Perché è di questo che si tratta…
Sicuramente ad influenzarla è il mio percorso di vita e la mia esperienza. Aver realizzato affreschi e decorazioni per diversi anni, e in egual misura, essermi occupato di antiquariato, ha segnato direttamente il mio immaginario. Dove soggetti risalenti ad altri periodi storici si mescolano per creare sensazioni senza tempo.

Vivi la tua arte a tutto tondo, immagino. Se così fosse, è un processo di creazione continua, quotidiana? O ti concedi spazi e tempi lontano dal tuo studio?
Sono assolutamente convinto che l’essere un artista, un pittore, un fotografo o come nel mio caso un tatuatore, non sia soltanto un lavoro, “un modo di fare”, bensì un modo di vivere, con tutto quello che ne consegue. Ho la sensazione di non lavorare mai, perché si tratta della mia passione. In realtà “lavoro” sempre, anche solo attingendo dalla quotidianità nuovi spunti e nuove idee.

Mi è piaciuto molto leggere il tuo riferimento alla Wunderkammer, amo molto questo concetto. Ci puoi spiegare meglio come vivi e trasponi questo mondo nei tuoi tatuaggi?
Per anni mi sono interessato ed occupato di antiquariato, sviluppando un vero e proprio amore per ogni tipo di Mirabilia (oggetto da Wunderkammer). Naturalmente mi sono ritrovato a portare questo amore, sia nei soggetti dei miei tatuaggi, che nel collezionarli. Per far in modo che il mio “Puro” fosse una vera e propria Wunderkammer.

Perché non usi il colore?
Per un motivo molto semplice: il mio tratto, ispirato al mondo delle antiche acqueforti, rimarca la “citazione” proprio con l’uso esclusivo del colore nero.

Come adatti le tue creazioni al corpo di chi “indosserà” la tua opera?
I miei clienti sanno che il mio lavoro è praticamente “confezionato” su misura, proprio come un abito. Tanto che, il giorno dell’appuntamento, viene spesa una discreta quantità di tempo per costruire il pezzo direttamente sul corpo.

Cosa vedi nel tuo futuro? Un artista non si ferma mai in realtà, quali progetti hai chiusi nel cassetto?
Per il momento rimango molto concentrato sulla “conquista del corpo”, cercando di creare progetti che sempre più, grazie a dimensioni maggiori, vadano letteralmente a fondersi con esso. Creando un tutt’uno con l’estetica del corpo stesso.

Esiste un disegno che non hai ancora fatto e vorresti tatuare sul corpo di qualcuno?
È proprio il corpo del singolo cliente che spesso mi suggerisce delle idee, con le sue forme uniche. Certe volte mi trovo a pensare al tatuaggio esattamente come l’antitesi della scultura, dove per ottenere le forme è indispensabile togliere, quasi come se, nel blocco di marmo iniziale fosse già incastrata l’opera. Nel tatuaggio, dove l’aggiungere sostituisce il togliere dello scultore, con quasi lo stesso rischio di irreversibilità, mi trovo a cercare ciò di cui quel corpo ha bisogno.

LEGGI ANCHE: MODA/RITRATTI MODA

About author

Lara Mazza

Lara Mazza

Agli studi scientifici ha preferito la filosofia, la scrittura, la fotografia e poi la comunicazione. Così, a forza di parlare per lavoro e scattare per diletto, sono passati un bel mucchietto di anni. Il tempo passa, la vita corre ma la passione resta. Se su due ruote o accompagnata da un quattro zampe meglio ancora.

No comments

Legnomagia collezione 2015

Legnomagia: favole in cucina

Read in English – Legnomagia: Tales in the kitchen   Bianca Susanna, architetto, è uno dei soci fondatori di Legnomagia. Ci conosciamo ormai da anni, ...