Kimono-à-Porter. Quando una vita nella moda non basta

0

Rossella Molteni. Una lunga carriera nel settimanale Gioia, prima come fashion editor poi come caposervizio del celebre magazine. E, oggi, talentuosa fashion designer capace di trasformare la sua personale visione della moda in capi d’abbigliamento unici e “Unconventional Chic”.

Chi è Rossella Molteni? Raccontaci di te e del tuo background
Ho lavorato per tanti anni a Gioia, per i primi 28 anni realizzando shooting di moda in giro per il mondo. Ho sempre preferito i viaggi nella natura a quelli nelle metropoli. Ho un grande amore per il nord e per gli spazi sconfinati, per la cucina e il giardinaggio.

Rossella Molteni ci racconta il progetto Kimono-à-Porter

Rossella Molteni, fashion designer.

Come è nato il progetto Kimono-à-Porter?
È una passione per il Giappone e il kimono come oggetto. Ne possiedo alcuni originali, uno me lo ha portato mia figlia al ritorno dal suo viaggio In Giappone qualche anno fa, gli altri sono un regalo di una carissima amica giapponese. Realizzavo i miei abiti e kimoni per me e li indossavo giorno e sera. E così ecco che le colleghe “modaiole” spesso mi chiedevano: ma che bello, di chi è? dove lo hai preso? E io a rispondere: sono miei, li faccio fare io. E loro: lo voglio anch’io, Ross tu li devi fare! Ma non avevo tempo, lavorare per un settimanale ha ritmi e scadenze abbastanza serrati… Poi un anno fa sono andata in pensione e, quasi per scherzo, ho iniziato a marzo una nuova avventura come designer di Laross Unconventional Chic.

Da cosa trai ispirazione?
Ispirazione nipponica, vestibilità “milanese”. I miei kimoni in velluto di seta si indossano come un abito: morbidi e avvolgenti, scivolano sul corpo. Io li chiamo #kimonoaporter. Kimoni che si ispirano alla tradizione, ma in perfetto stile metropolitano. Versatili, da indossare sui jeans in ufficio o su un abito da sera, oppure come un robe-manteau. E imprevedibili: pezzi quasi sempre unici che nascondono interni dalle fantasie ogni volta diverse. Realizzati in seta, velluto di seta, lino o broccato, corti a giacca o lunghi a spolverino. E poi abiti caftano, di seta, per scivolare sul corpo senza costringere. Facili, ma chic, li indossi la mattina per andare in ufficio, la sera cambi gli accessori e sei perfetta per qualsiasi occasione. In valigia sono poco ingombranti, li puoi indossare anche con un cintura in vita o sopra i leggins, come amo fare io.

A chi ti rivolgi quando crei le tue collezioni?
Le mie clienti? La più giovane ha 26 anni, alta, magra, bellissima, vive tra New York e Parigi; la più grande ne ha 87, è una signora che si gode i suoi anni anche con qualche chilo in più e che indossa con grande eleganza, ma anche comodità, i miei abiti e kimoni. I miei capi non hanno taglia, non hanno età e non seguono le mode, sono semplicemente unconventional chic.

La ricerca dei tessuti è fondamentale, come avviene?
La ricerca del tessuto è fondamentale: Parigi, Milano e ovunque posso trovare un pezzo di tessuto che mi piace, lo acquisto e poi penso a cosa farne.

Cosa significa per te il termine eleganza?
L’eleganza è un modo di essere, è l’opposto dell’ostentazione, è semplicità e stile. La semplicità di un abito è quello che lo rende, in realtà, personale. Io ho sempre amato e indossato i gioielli, anche grandi, e scarpe e borse particolari. Bastano una fila di bracciali al polso e un paio di mules ricamate ai piedi per dare a un caftano uno stile unico. O uno scialle etnico, una tracolla in pelliccia, una cintura elaborata, un foulard portato a turbante, un paio di occhiali con la montatura particolare. L’importante è che ogni donna ci metta la sua firma!

Quando ti reputi soddisfatta del tuo lavoro?
È davvero una grande soddisfazione vedere una donna di classe, che ha certamente un guardaroba fornitissimo e super griffato, scegliere uno dei miei #kimonoaporter. Non so per quanto farò questo lavoro, come tutti sanno non ho né 30 né 40 anni… Era un progetto che forse nemmeno io avevo considerato ma che, ora che ha preso forma, mi appassiona. A volte parto con due valigioni carichi di kimono, tipo commesso viaggiatore per capirci, e mi viene da sorridere alla mia età, ma per ora va bene così. Penso che l’unico vero lusso ad oggi sia il tempo, e il poter decidere come investirlo. E per questo mi ritengo fortunata per avere avuto la possibilità di scegliere una nuova avventura.

Dove nascono le tue creazioni? Dove avviene la tua produzione?
Ogni singolo modello è realizzato esclusivamente a mano, uno ad uno, in perfetto stile made in Italy. Produco a Milano, nella mia città.

Come e quando nasce l’amore per il mondo della moda? E cosa è per te la moda?
La moda mi è sempre piaciuta. Da piccola mi piaceva guardare le attrici in tv e vedere con quale eleganza si muovessero; poi indossavo una lunga vestaglia della mamma e camminavo in casa cercando di imitarle.

Una tua icona di stile?
Adoravo Grace Kelly, Audrey Hepburn e Jane Birkin.

Cosa pensi del paradosso tra esclusività e inclusività del lusso?
La moda è parte fondamentale della vita di una donna. Sia che viva in jeans e camicia bianca (très chic per chi ha il fisico…) o che vesta in modo più classico o persino hippie. La moda non è quello che indossi, ma come lo indossi. Io faccio pezzi che farei per me, ma che ogni donna può scegliere come indossare.

Dove possiamo trovare le tue bellissime creazioni?
Non ho un atelier, o un negozio. Ho iniziato con un temporary shop in Corso Garibaldi a Milano nel marzo scorso, quasi per scherzo. Non sapevo nemmeno se avrei continuato. Poi da una cosa ne viene un’altra, ho partecipato ad alcuni eventi e fatto altri due temporary shop. E quando qualcuno mi chiede: e poi dove la trovo? A casa mia, quando vuole. Le faccio un caffè e le mostro i miei kimoni, perché no? È così che perfette sconosciute che mi scoprono su instagram vengono a trovarmi e in un attimo ci raccontiamo le nostre vite. E fai incontri che mai avresti immaginato…»

LEGGI ANCHE: MODA/RITRATTI MODA

About author

Lara Mazza

Lara Mazza

Agli studi scientifici ha preferito la filosofia, la scrittura, la fotografia e poi la comunicazione. Così, a forza di parlare per lavoro e scattare per diletto, sono passati un bel mucchietto di anni. Il tempo passa, la vita corre ma la passione resta. Se su due ruote o accompagnata da un quattro zampe meglio ancora.

No comments

jellyfish barge darsena milano 2015

Una serra galleggiante in Darsena

Mangiare è una necessità. Mangiare intelligente è un’arte. (François de La Rochefoucauld, scrittore) Si chiama Jellyfish Barge, galleggia in Darsena a Milano, ed è una ...