Riportiamo le parole di Francesca Minini.
A partire da un atteggiamento che cerca di superare la tradizionale dicotomia tra staticità e azione¹, la mostra presenta, grazie alla giustapposizione di una serie di elementi e strategie, una critica alla produzione di spazio intesa come riproduzione di forme sociali astratte e di rapporti di forza.
Gli esseri umani costruiscono e trasformano incessantemente lo spazio per soddisfare le proprie necessità e soprattutto per scambiare beni all’interno della società capitalistica di cui sono parte. Questo atteggiamento determina automaticamente la nascita e lo sviluppo di un sistema di limitazioni e di forme di potere e controllo che non sono da intendersi solamente come dominio di una classe sociale sull’altra, ma come dominazione di tutti i soggetti da parte delle strutture sociali astratte che essi stessi costruiscono².
All’interno di questo sistema di limitazioni determinate dall’ubiquità del lavoro e della produzione di valore, siamo condannati a trasformare tutti i pensieri in oggetti. Di conseguenza comprendiamo come la materialità non sia neutrale ma, al contrario, essa diviene l’incarnazione del controllo e della circolazione del potere. Il potere scorre attraverso le cose e, in molte circostanze, rivela lo scambio di ruoli che avviene tra gli individui e i beni materiali all’interno del capitalismo moderno: la vita diventa oggettificata e sacrificabile, mentre i beni materiali vengono idolatrati e investiti di un valore spirituale.
Oltre allo spazio della galleria, la mostra è composta dai seguenti materiali: ° spezzoni di video di ispezioni di pozzi di petrolio, acqua, energia geotermica e per estrazione di gas ° frammento di roccia lunare ° granulato di rame ottenuto da cavi per la trasmissione di dati ad alta velocità ° frammenti di carotaggi recuperati da indagini geotecniche condotte in previsione di lavori di mobilità urbana ° l’orologio da polso con funzionamento antiorario di un lavoratore deceduto ° folgorite (formazione rocciosa tubolare prodotta dalle scariche dei fulmini nel terreno).
A dispetto dell’idea che le opere d’arte e l’ambiente artistico siano autonomi e carichi di positività, investiti del magico ruolo di poter parlare della decadenza del mondo senza farne effettivamente parte, l’arte è un bene di consumo³ e, in quanto tale, gioca un ruolo identico a quello delle merci nella riproduzione delle relazioni sociali catastrofiche che ci controllano4.
Info: www.francescaminini.it








