Dal 20 al 26 aprile 2026 al Piccolo Teatro Grassi di Milano in scena Il malato immaginario di Molière, spettacolo diretto da Andrea Chiodi.
«Il malato immaginario arriva alla fine di un periodo complesso per Molière: come in una corsa al massacro sociale si sposa con una donna che potrebbe essere sua figlia (e tanti pensano lo sia davvero), scrive opere sempre più scomode (subendo costantemente gli strali delle categorie che prende di mira: tartufi, misantropi, avari…) ed entra in conflitto con il musicista beniamino del re, Gianbattista Lulli. In questo stato scrive per sé il personaggio di Argante, malato immaginario. Come scrive Cesare Garboli: “La malattia di Argan soccorre il malato come un sedativo. Lo soccorre nel profondo bisogno di non esistere, di addormentarsi, di assentarsi, finché tutta la vita sia risucchiata dal nulla. Se la vita è male, asserisce Argan, si può viverla solo se si è ‘malati’, o si è irresponsabili e ciechi. Argan difende un asilo innocente, il suo diritto all’infanzia.
Mi sembra che l’autofiction in cui tutti noi esseri umani siamo caduti da qualche tempo, questo nostro rappresentarci continuamente anche nei nostri malanni più intimi, sia molto simile alla malattia di Argante/Molière.
Vogliamo mostrarci malati, immolarci, morire in scena per trovare disperatamente qualcuno che ci accudisca, compatisca, perfino che ci derida o che ci odi: cerchiamo un qualsiasi sguardo genitoriale che ci permetta di esistere. Il re Luigi/padre sta già sostituendo Molière con un nuovo musicista/figlio, più furbo, leggero e di moda e – paradossale - con il suo stesso nome: Gianbattista. Molière non sarà più il commediante del re.
Quello di Argante/Molière è un ultimo, disperato sforzo. Morendo, Molière ci deve aver detto qualcosa d’essenziale, di vicinissimo a noi.
Si esiste solo se si è guardati. Si muore, talvolta, per esistere.» Note di drammaturgia di Angela Dematté
«“Io sono il malato!”, così grida Argante al fratello Beraldo e alla serva Tonina: “Io sono il malato!”...
Mi sono chiesto se questo grido non fosse il grido disperato di un autore teatrale che, mentre scrive, si sente messo da parte, ridicolizzato dalla società, non più di moda e, nel caso di Molière, non più accettato a corte.
Con questo lavoro ho cercato di mettere in scena questo grido disperato, il grido di un artista, la domanda di un artista, la domanda di chi cerca di far capire a chi parla la sua arte, il suo teatro, fino a morirci dentro, fino a decidere di essere malato per proteggersi dalla durezza della realtà. L'abbiamo fatto con il testo integrale e fedele con la sola aggiunta della supplica di Molière al Re, supplica in cui domanda: “Allora ditemi sinceramente, mio sovrano Signore, se volete che io scriva ancora delle commedie. Io non voglio dar fastidio a nessuno. Preferirei morire piuttosto che pensare che il teatro di Molière disgusta tanto da detestare il solo sentirlo nominare.» Note di regia di Andrea Chiodi
Il malato immaginario di Molière
Adattamento e traduzione Angela Demattè
Regia Andrea Chiodi
Con Tindaro Granata e Francesca Porrini e con Angelo Di Genio, Emanuele Arrigazzi, Alessia Spinelli, Nicola Ciaffoni, Emilia Tiburzi, Ottavia Sanfilippo
Scene Guido Buganza
Costumi Ilaria Ariemme
Musiche Daniele D’Angelo
Luci Cesare Agoni
Consulenza ai movimenti Marta Ciappina
Assistente alla regia Elisa Grilli
Produzione Centro Teatrale Bresciano in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Viola Produzioni Roma
Durata 2 ore senza intervallo
Info e biglietteria: www.piccoloteatro.org
Il malato immaginario
FourExcellences
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20-04-2026 - 26-04-2026








