Dal 3 al 7 aprile 2024 al Teatro Menotti di Milano in scena Lo psicopompo spettacolo scritto e diretto da Dario De Luca.
Un uomo e una donna, chiusi in casa, si confrontano sulla morte, sul desiderio di morte. Sia in maniera teorica che come fatto concreto. I due non sono estranei ma una coppia, un certo tipo di coppia, unita da un rapporto importante, intimo. Lui è un infermiere che, in maniera clandestina, aiuta i malati terminali nel suicidio assistito e lei è una professoressa in pensione. Il dialogo si dipana in una dialettica serrata ma placida, come una nevicata, anche intorno a riflessioni sulla musica classica, presenza costante nelle loro vite. I due, con i loro rapporti interpersonali complicati, già minati da una sciagura del passato che fa da sfondo alle loro vite, si troveranno a essere testimoni del mistero della morte e a contemplare l’abisso.
«Albert Camus diceva che giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Ci sono persone che implorano misericordiosamente che venga posta fine alle loro esistenze minate dalla malattia, e ormai la “società civile”, in tutta coscienza, accoglie e accetta questo grido di aiuto che proviene da chi, tra mille dolori atroci, vive attaccato a delle macchine e non ne può più di un’esistenza senza speranza. questo avviene anche in Italia, dove il pensiero comune è un passo avanti alla legislazione vigente. Ma è la stessa cosa se il desiderio di porre fine ai propri giorni è espresso da chi è affetto da patologie psicologiche? Le patologie cliniche e quelle psicologiche hanno gli stessi diritti ai nostri occhi? Mi si dirà che le malattie appunto chiamate terminali portano alla morte, spesso tra grandi dolori e svilimento della dignità della vita, mentre i cosiddetti dolori dell’anima no. Ma i dolori dell’anima sono meno atroci di quelli fisici? E non sviliscono altrettanto la vita? In questo secondo caso, a chi la pensa in maniera diversa dalla mia, verrà facile parlare di suicidio o, in termini giuridici, di omicidio del consenziente. può darsi. Ne “Lo psicopompo” si parla di volontà di morire, quindi di suicidio, anzi, più precisamente di eutanasia attiva, visto che la protagonista non compie da sola l’atto finale di togliersi la vita, ma lo delega a soggetti terzi. il suicidio, nella percezione comune, rimane lo scandalo supremo, il gesto inaccettabile. Il diritto lo ha giudicato per molto tempo un reato, la religione lo considera peccato, condannandolo come atto di apostasia; la società lo rifiuta, tendendo a sottacerlo o a giustificarlo con la follia, quasi fosse l’aberrazione antisociale per eccellenza. Ma è la stessa cosa se il desiderio di porre fine ai propri giorni è espresso da chi è affetto da patologie psicologiche? Le patologie cliniche e quelle psicologiche hanno gli stessi diritti ai nostri occhi? Mi si dirà che le malattie appunto chiamate terminali portano alla morte, spesso tra grandi dolori e svilimento della dignità della vita, mentre i cosiddetti dolori dell’anima no, ma i dolori dell’anima sono meno atroci di quelli fisici? E non sviliscono altrettanto la vita? In questo secondo caso, a chi la pensa in maniera diversa dalla mia, verrà facile parlare di suicidio o, in termini giuridici, di omicidio del consenziente. può darsi. Ne “Lo psicopompo” si parla di volontà di morire, quindi di suicidio, anzi, più precisamente di eutanasia attiva, visto che la protagonista non compie da sola l’atto finale di togliersi la vita ma lo delega a soggetti terzi. Io penso che il suicidio sia semplicemente un metodo mediante il quale possiamo trasformare il morire da una casualità ad una scelta. Come ogni atto che compiamo nella vita, l’atto che vi pone fine non riguarda la medicina, mentre riguarda moltissimo l’anima. come dice James Hillman anziché spiegare il desiderio di morire liquidandolo, chiediamo di comprenderlo un po’ meglio.» Dario De Luca
Lo psicopompo
Scritto e diretto da Dario De Luca
Con Milvia Marigliano e Dario De Luca
Assistenza alla regia Gianluca Vetromilo
Spazio scenico e disegno luci Dario De Luca
Suono Hubert Westkemper
Programmazione Max-Msp Mattia Trabucchi
Luci e fonica Mario Giordano
Fonica Matteo Fausto Costabile
Allestimento Vincenzo Parisi
Assistente all’all’allestimento Rosy Perrotta
Costumi e oggetti di scena Rita Zangari
Produzione scena verticale con il sostegno di Cosenza Cultura e di BoCs Art Residenze D’artista
Testo vincitore del Premio Sipario Centro attori 2018
Premio Ubu 2019 “Miglior progetto sonoro” a Hubert Westkemper
Prima Milanese
Durata 60’
Info e biglietteria: www.teatromenotti.org








