Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026 al Teatro Elfo Puccini di Milano in scena Madri spettacolo di Diego Pleuteri diretto da Alice Sinigaglia.
«Uno dei punti più interessanti del lavoro di Diego Pleuteri su Madri riguarda la riflessione sul pensiero, sulle sue modalità di entrare in circolo nelle vite delle persone e di descrivere la realtà. I due personaggi scritti da Diego hanno la testa bucata, i loro pensieri fuoriescono senza sosta in un fiume di ossessioni che senza sforzo diventano parola; parola che di tanto in tanto si attorciglia su sé stessa fino a sparire in un brusio di fondo, ma che altre volte senza nessun preavviso diventa concreta, reale. I fatti che le parole descrivono sono già tutti accaduti e forse non è nemmeno importante se siano accaduti davvero o siano stati solo immaginati. Il dialogare dei protagonisti è l’intreccio di due menti che volentieri diventano una sola e si scambiano continuamente le parti di una consumata vita interiore. In questo eterno monologare, madre e figlio si finiscono le frasi, sì, ma allo stesso tempo non riescono a finire l’unica frase che sembra importare davvero: di intimo c’è rimasto solo? Cercando la fine di una citazione, i due passeggiano a mezz’aria senza nessuna intenzione di scendere a terra. Sono insieme, sì, ma sono anche profondamente soli. Di intimo c’è rimasto solo il pensiero? La solitudine?
La regia approfondisce queste domande lavorando sulla parola e quindi sul suono, il più sfuggente degli elementi scenici (come sfuggente è la tenera incertezza dei due personaggi). Polifonico o monolitico, sdoppiato, sovrapposto, un approfondito e complesso lavoro sulla sonorità cerca di restituire tutti i livelli di stratificazione del pensiero, vero protagonista di questo testo. Il dispositivo drammaturgico e quello registico si fondono, le didascalie diventano dialoghi, i dialoghi pensiero, i pensieri monologhi e i monologhi vengono ascoltati da chi dovrebbe interpretarli. Ma da dove vengono le voci? Ci parla? I suoni escono dai cassetti della cucina, dalle scatole in cui lei fruga spuntano microfoni, fonti sonore inaspettate scoprono ricordi, si sdoppia il pensiero e livelli sovrapposti di testo si intersecano in bocca a chi invece sembrerebbe zitto. Qualcuno canticchia una canzone, ma qui nessuno sta cantando ed è qualche altra madre in qualche altra casa di qualche altro mondo che adesso canta la stessa canzone.
La regia ha in questo senso il compito di assecondare e amplificare un sistema di segni e rimandi in grado di complicare gli orizzonti del testo, trasformandolo in partitura musicale. Poiché così fa il pensiero: complica, cresce, cola, straborda, inciampa e ci porta dritto dritto verso noi stessi. Per i due personaggi i corpi sono solo incidenti del caso, incidente è abitare un luogo, ritrovarsi madre accanto al proprio figlio. Di reale c’è rimasto solo? Una cucina sbiadita abitata da due corpi incerti. La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti, qualche scatola. Una casa normale e concreta che ha perso colore, che il tempo ha tinto dell’inconsistenza in cui vive la sua proprietaria. In questo luogo spento, la madre si muove non sapendo di essere corpo, non ricordando che i suoi capelli rossi sono il marchio di una violenta vitalità. Una vitalità rimasta senza sfogo che nel tempo ha preso le sembianze di una disperata implosione, ma che ancora turbina dentro di lei. Ed è proprio turbinando per la casa, che l’attrice attira e richiama un mondo che fa rumore e porta scompiglio. Le blatte, il citofono, quel qualcosa che svolazza fuori dalla finestra: è il mondo esterno che cerca di sfondare il regno ovattato in cui i personaggi si trovano. Forse la vita riesce ad entrare anche qui dove non ci si dice mai niente, qui dove l’amore è di chi non sa provarlo e la solitudine è una cappa leggera sopra due esseri coperti di nuvole. Sbordano i contorni di due vite disegnate a matita. Qualcosa si agita sotto la polvere. Di intimo c’è rimasto solo? La vita, per chi trova il coraggio di viverla, anche sbadatamente, per chi ancora e sempre la continuerà a cercare dentro le scatole.» Note di regia. Alice Sinigaglia
Madri
Di Diego Pleuteri
Con Valentina Picello e Vito Vicino
Regia Alice Sinigaglia
Sound designer Federica Furlani
Scenografo Alessandro Ratti
Luci Luca Scotton
Produzione La Corte Ospitale
Coproduzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d'Innovazione
Con il contributo della Regione Emilia-Romagna
Con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
In nomination ai Premi UBU 2025 per la categoria Nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica (messi in scena da compagnie o artisti italiani).
Testo vincitore Eurodram 2022 - menzione al premio InediTO 2020
Valentina Picello vince il premio UBU 2025 come migliore attrice
Info e biglietteria: www.elfo.org
Tournée
OTTOBRE 2026
27/10/2026 – 01/11/2026 – Milano, Teatro dell’Elfo – Sala Fassbinder
NOVEMBRE 2026
06/11/2026 – Sogliano al Rubicone (FC), Teatro E. Turroni
07/11/2026 – Ragazzola
12 – 13 /11/2026 – Genova, Teatro Duse
20/11/2026 – Firenze, Teatro Cestello, Festival Cantiere Obraz, ore 20.45
21/11/2026 – Villastrada (Mantova), Teatro Sociale di Villastrada di Dosolo
25/11/2025 – Lugano, Teatro Foce
27/11/2026 – Campi Salentina, Teatro Excelsior
28/11/2026 – Taranto, Teatro Tatà
MARZO 2027
11/03/2027 – Bolzano, Teatro Studio – Stagione di contemporanea regionale
12/03/2027 – Rovereto, Auditorium Melotti
17–21/03/2027 – Roma, Teatro India
23/03/2027 – Castello d’Argile (BO), Teatro comunale casa del popolo








