Un gobbo scellerato si aggira sulla scena, schernito dalla sua natura e dalla vita, traboccante di violenza e perversione. È Riccardo il malefico fool del repertorio shakespeariano, una vera e propria maschera per indagare le cause e gli effetti della sua incontrollabile sete di potere. La corsa per la corona regale si combina con un desiderio malato di vendetta e una smania a compiere ogni proposito peggiore: il potere tanto agognato si tradurrà in un gioco di massacri che esclude ogni possibilità di riflessione o redenzione.
“Riccardo, - spiega la regista Laura Angiulli - quasi giullare di sé stesso. In continuo gioco con la deformità che ne irrigidisce gli atti (ma è deformità fisica, o non piuttosto specchio di una profonda distorsione interiore?), Riccardo fa suoi quegli schemi rappresentativi propri della violenza e dell'inclinazione al delitto, manifestando propositi di vendetta contro la vita, contro la natura che l’ha forgiato ‘privo di ogni bella proporzione’. Il ‘potere soggiogato all’azione sanguinosa’ trova in Riccardo un radicamento che esclude l’etica e spiega il suo ripiegamento all’orrore del gesto: irrilevante è il valore della vita, schiacciata in un gioco al massacro che elude ogni riflessione sull’atto in sé. Anche il codardo grido che accompagna la sua sconfitta e la morte – ‘Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo..!’ - accentua la vanità di un successo effimero, e rende privo di sostanza l'intero costrutto delle scellerate azioni assecondate di delitto in delitto”.








