Federico Tiezzi si confronta con il mito di Faust. Goethe vi lavorò per sei decenni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale. La figura del medico e mago cinquecentesco, che aspira alla totalità della conoscenza e all’eterna giovinezza e che, per ottenerle, è disposto a vendere la propria anima al diavolo, è divenuto parte dell’immaginario collettivo della cultura occidentale, oltre che simbolo della crisi della coscienza e dell’anima dell’uomo contemporaneo. Nella prima parte, quella presa in esame dallo spettacolo, è centrale la figura di Mefistofele, che si pone come il doppio speculare di Faust, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio. Federico Tiezzi ritrova (come già in Freud e l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, nella Signorina Else di Arthur Schnitzler e in Antigone di Sofocle) un tema a lui molto congeniale: la crisi della soggettività, dell’individuo, la crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà. Guida in questo percorso gli sono stati due grandi romanzi: I fratelli Karamazov di Dostoevskij e Doctor Faustus di Thomas Mann. E il pensiero rivoluzionario di Sigmund Freud. Questi, nel 1923, affermava in un illuminante saggio su un caso di “nevrosi demoniaca” del diciassettesimo secolo come il Diavolo non sia altro che la proiezione dell’inconscio turbato sul mondo reale: i demoni – scriveva – sono i desideri ripudiati. Mefistofele in quanto Inconscio diviene così il doppio di Faust, un’entità psichica creata e sorta dalla vita interiore, dove dimora nell’ombra. E lo spettacolo racconta lo smascheramento di questa parte in ombra: Faust smascherato è Mefistofele, specchio e oggettivazione della parte più segreta del sé. Ma nello stesso tempo questo spettacolo parla del rapporto conflittuale tra l’intellettuale, stanco di teorizzare e di lavorare sulle idee, e la realtà, il mondo fisico e biologico, sentimentale ed emotivo, che gli sfugge. Parla del dramma della conoscenza, dell’insoddisfazione per un sapere vecchio, inefficace, non più capace di interpretare il mondo col solo ausilio dei dogmi religiosi. Parla delle dinamiche del desiderio (tra cui quello sessuale) e del sentimento, nell’esplorazione del rapporto tra Faust e Margherita. Ma anche del rapporto tra Faust e Mefistofele, immaginato come un rapporto di ‘amanti’ (si ama se stessi nell’altro), di esseri interdipendenti che si scambiano i ruoli, come due facce della stessa medaglia.
Scene da Faust Di Johann Wolfgang Goethe Versione italiana Fabrizio Sinisi Regia e drammaturgia Federico Tiezzi Scene e costumi Gregorio Zurla Luci Gianni Pollini Regista assistente Giovanni Scandella Coreografo Thierry Thieû Niang Canto Francesca Della Monica Con Sandro Lombardi, Marco Foschi e Leda Kreider e con Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Catanese, Valentina Elia, Fonte Fantasia, Francesca Gabucci, Ivan Graziano, Luca Tanganelli Produzione Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana/Manifatture Digitali Cinema Prato e Teatro Laboratorio della Toscana/Associazione Teatrale Pistoiese
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30 (salvo giovedì 20 febbraio, ore 15 pomeridiana per le scuole) | mercoledì e venerdì 20.30 | domenica 16.00 | lunedì riposo
Durata: 2 ore senza intervallo
Prezzi: Platea 33 euro | Balconata 26 euro Informazioni e prenotazioni: tel. +39 02 42411889 | www.piccoloteatro.org
L’incontro Marcoledì 19 febbraio, ore 17, al Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2 – M1 Cordusio), la compagnia incontra il pubblico. L’ingresso è gratuito previa prenotazione su www.piccoloteatro.org








