Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo

Teatro Franco Parenti Milano Stagione 2024/2025

Dal 18 marzo al 13 aprile 2025 al Teatro Franco Parenti di Milano in scena Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo uno spettacolo di Fausto Cabra con la drammaturgia di Gianni Forte.

 

«Sempre più spesso l’individuo oggi è un equilibrista della superficie, che si auto-narra come coerente, unitario, giusto, semplice, costante, ma per reggere questa menzogna è costretto a tagliare ogni comunicazione con la propria interiorità, a scollegarsi dal proprio magma interiore. Questa disconnessione dal proprio personale groviglio risponde al bisogno di verità chiare, semplici, rassicuranti e porta a deformare il mondo esterno pur di ritrovare questa confortante dualità, buono/cattivo, bello/brutto, luce/buio. Sotto le bordate di questa doppia disconnessione soccombe l’individuo contemporaneo, e con esso il cittadino (di ormai facile manipolazione), e di conseguenza le democrazie.

La verità indicibile è invece che ogni individuo è profondamente incoerente, poliforme, contrastato, aggrovigliato, e le luci sono continuamente rimpastate con le ombre. Avere il coraggio di accogliere la propria complessità con serenità e di accettare che la propria identità sia in continuo riassestamento e un continuo compromesso tra parti di sé, permette anche di connettersi empaticamente all’altro, e con solidità alla complessità del reale che ci circonda. Proprio qui il Teatro si fa politico, smascherando questo bisogno di certezze assolute e immutabili. Viviamo immersi in una cultura dell'iper-finzione, immersi in una continua auto-menzogna, dove anche il teatro contemporaneo spesso cede alla tentazione illusoria di spogliarsi della finzione e della sua natura trasformativa, cosa tanto impossibile quanto menzognera. L’esasperata tendenza di alcuni artisti contemporanei a raccontarsi sinceri e onesti, a distinguere sé da ciò che è finzione, purtroppo finisce per diventare una iper-finzione che piomba nella pura menzogna. Innanzitutto, Finzione e Falsità sono tutt’altro che sinonimi, l’una ha a che fare con il gioco e la libertà, l’altra con le gabbie e la paura. Fingersi è l’esatto opposto del mentire e mentirsi, perché il proiettare e proiettarsi è il meccanismo fondamentale della mente. Questo spettacolo vuole riportare in primo piano il gioco teatrale, l'arte dell'interpretazione, e il rischio che l'attore si deve assumere ogni volta che sale su un palco, il rischio di esporsi, di compromettersi attraverso il proprio giocare, proiettarsi, illusionisticamente mostrarsi mentre si nasconde. Attraverso Billy, dunque, da molti creduto innocente in quanto incapace di intendere e volere, e da altri accusato di fingere un disturbo mentale per evitare la condanna, lo spettacolo esplora il confine tra realtà e menzogna, tra ciò che è autentico e ciò che è costruito. Ho chiesto dunque a Gianni Forte di articolare il testo intorno a tre piani principali e anche di giocare con i generi: L'indagine legale: il legal-thriller, viaggio intorno al criminale, tra vittime, avvocati, polizia e riscontri evidenti, con il conseguente tentativo di arrivare a una verità oggettiva e inconfutabile su Billy e i crimini di cui è accusato. L'indagine psicologica: il dramma psicoanalitico, viaggio intorno alla patologia, al trauma, alla famiglia, nei labirinti della mente fratturata di Billy, con la conseguente esplorazione del mondo soggettivo, in cui affermazioni antitetiche coesistono veritiere. L'indagine teatrale: la metanarrazione, in cui il teatro stesso cerca di ricostruire una storia ordinata da un magma confuso di piani ed eventi. E intorno a questa dimensione si sviluppa anche una riflessione sul ruolo dell’artista, portatore di ciò che è multiforme e che si fa disturbante, rivelatore di una realtà mai lineare, sempre stratificata.

La mente di Billy non è un vuoto, è un troppo, uno straripamento, uno sciame di dimensioni sovrapposte. Di conseguenza la messa in scena gioca su una continua sovrapposizione di livelli; come una mente è chiamata a una continua decodifica, anche lo spazio scenico sovrappone la dimensione oggettiva, al punto di vista soggettivo, alla propriocezione, all’humus culturale da cui proviene, al rimosso che non visto tutto muove, al super-io che imperterrito descrive, comprende, spiega e razionalizza. I piani sono continuamente compresenti in trasparenza. Il palcoscenico diventa un luogo fluido, in cui i confini tra sogno, ricordo e presente si dissolvono, e la complessità va perennemente riassemblata. La messa in scena non si adagia su un realismo statico, ma bisogna accettare la frammentazione dell’identità in un esperimento teatrale di polifonia interpretativa e scenica. Per me questo lavoro ha un forte valore politico, non perché racconta una vicenda giudiziaria, ma perché riflette sulla fragilità dell’identità, sulla manipolazione del mondo di dentro e di conseguenza della realtà di fuori, e sulla necessità di accettare e accogliere con coraggio la complessità di entrambe le dimensioni. In un’epoca in cui ci si auto-ingozza di certezze assolute e semplificazioni, si invita a convivere con le sfumature, con la complessità, a riconoscere la contraddizione, la molteplicità, l’incoerenza come parte del nostro essere costitutivo.

Questo spettacolo rifiuta la semplificazione, le categorie nette, mostrando che l’essere umano è intrinsecamente molteplice, caotico, incoerente, complesso, e solo accogliendo questo può attraversare con fiducia il groviglio del mondo. Questo spettacolo è un azzardo a guardare l’inguardabile, sbrogliare l’incomprensibile, e con dolore provare a darsi l’opportunità di superare il nodo, il trauma che blocca, che ingolfa, che incarcera… per darsi l’opportunità di iniziare a rinascere. Con Schegge di Memoria Disordinata a Inchiostro Policromo volevamo assumerci il rischio di sfidare noi stessi, il pubblico e gli attori. Non offrendo risposte semplici, ma invitando a porsi domande impossibili, a mescolare i linguaggi e i generi, spingendo gli attori a esplorare territori sconosciuti e a mettere in discussione ciò che consideriamo vero, certo, solido. Questa è, in fondo, l’essenza del teatro: rischiare, trasformare, smascherare, condividere. E questa è anche l’unica vera sfida dell’artista.» Fausto Cabra - Note di Regia

 

Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo
Uno spettacolo di Fausto Cabra
Drammaturgia Gianni Forte
Con Raffaele Esposito, Anna Gualdo, Elena Gigliotti
Scene Stefano Zullo
Drammaturgia luminosa Martino Minzoni
Costumi Eleonora Rossi
Musiche e drammaturgia sonora Mimosa Campironi
Grafica e contributi video Francesco Marro
Aiuto regista Anna Leopaldo
Direttore di scena Riccardo Scanarotti
Elettricista Martino Minzoni
Sarta Giulia Leali
Scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
Costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
Produzione Teatro Franco Parenti
Si ringrazia Leslie Kee per le foto originali della locandina e Pietro Micci per la partecipazione in video
Spettacolo consigliato ai maggiori di 16 anni di età
Prima Nazionale

Durata 1h 50 minuti

 

Info e biglietteria: www.teatrofrancoparenti.it

  • 18-03-2025 - 13-04-2025
FourExcellences

FourExcellences

La voce narrante del Made in Italy FourExcellences è una piattaforma editoriale dedicata alle quattro eccellenze italiane: Architettura, Moda, Cucina, Luoghi d’arte. Sono le espressioni più celebrate del Made in Italy, di quel patrimonio di creatività e memorie che ci rende unici agli occhi del mondo.

Image
SEGUICI