La mostra raccoglie 40 fotografie dedicate al racconto dei cantieri navali Sanlorenzo poste in dialogo con la città di Venezia, oltre a una selezione di progetti speciali dell'artista.
Opere nelle quali Veronica Gaido mette in archivio la complessa e spesso conflittuale relazione tra figura e sfondo. «Le fotografie – afferma Denis Curti - si dimostrano essere la materializzazione di quello sviluppo armonico che consente di non percepire più alcuna differenza fra i diversi piani. Tutto è democraticamente proposto con la stessa forza e la stessa misura. Lo sfondo non è più solo accoglienza: finalmente può giocare un ruolo da protagonista. La figura è certamente accolta nel contesto, ma non è più la sola a definire il perimetro di senso dell’intera immagine. E allora è come stare dentro un sogno».
Quelle che Veronica Gaido cattura, sono forme in costante mutazione, grazie a una ripresa in movimento, che attraggono l’occhio del visitatore e contemporaneamente lo ingannano. L’iniziale certezza, indotta dalla rassicurante emozione del riconoscimento, svanisce e lascia spazio alla nostra immaginazione.
Veronica Gaido offre quindi la possibilità di trovare quella dimensione esperienziale che rara\mente appartiene alle fotografie, perché troppo descrittive e spesso destinate a recitare le sintesi frammentate della realtà.
«È per questo motivo – prosegue Denis Curti - che mi piace definire le immagini di Veronica come dei pensieri visivi. Dentro queste astrazioni ci sono tante storie, c’è soprattutto quantità umana, perché riconosco quella capacità di ascoltare e percepire il silenzio. E questa abilità affascina chiunque si accosti a queste fotografie».








