Anatomia di un suicidio. Recensione di Babi Campi Falcone

recensione Anatomia di un suicidio Piccolo Teatro Grassi 2023

Anatomia di un suicidio di Alice Birch
Regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
Con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Alice Palazzi, Federica Rosellini, Camilla Semino Favro, Petra Valentini, Francesco Villano e con Anita Leon Franceschi

 

Affilato come un bisturi, spesso duro, di sicuro folgorante come un lampo di luce, “Anatomia di un suicidio” di Alice Birch, in scena al Piccolo Teatro Grassi fino al 19 marzo, scandaglia chirurgicamente la vita in bilico tra amore e dolore di tre generazioni di donne che un filamento sottilissimo tiene legate alla vita. Carol, Anna e Bonnie. Madre, figlia e nipote.

La scena si apre su Carol finita in ospedale per un tentativo di suicidio che lei continua a ribadire essere stato un incidente. E lo ripete, lo ripete fino a esasperare suo marito, un uomo pacato (Francesco Villano) che, ciò nonostante, finirà con l’esplodere. "Hai preso un rasoio e ti sei tagliata le vene, ti sei Tagliata le cazzo di vene hai preparato un Bagno caldo e bevuto del gin e preso delle pillole e lasciato del cibo e cazzo se c'è l'hai Messa tutta per Morire, Carol", dirà intercalando ben due parolacce! Anna, la figlia di Carol che incontriamo già in età adulta, appare in una scena separata dell’ospedale, alla sua sinistra. Ha il polso ingessato, non ricorda come l’ha rotto, è mezza sbronza e cerca di corrompere un medico che conosce per farsi fare una flebo. Alla sinistra di Anna emerge, anche lei in età adulta e anche lei in ospedale, sua figlia Bonnie. È medico e sta cucendo la mano di una paziente che fa la civettuola con lei (una camaleontica Camilla Semino Favro).

Un testo arguto e complesso in cui tempo e sceneggiatura si muovono verticalmente e orizzontalmente in una pioneristica composizione polifonica che ne moltiplica esponenziale l’impatto visivo ed emozionale. E così, accade qua e là, come per uno strano caso del destino, che all’improvviso alcune battute coincidano nel corso di dialoghi che procedono indipendenti: le tre donne, in epoche diverse e contesti diversi, sentono e parlano facendosi eco l’un l’altra. Mentre sullo sfondo, si staglia immobile la grande casa, testimone silenziosa della devastazione interiore che, terribilissima, si tramanda di generazione in generazione.

Brillante lavoro del collettivo lacasadargilla che ha vinto la sfida di portare in scena un testo così sofisticato. A partire dalla regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni che hanno saputo estetizzare la sofferenza senza indugiarvi, alle scene liriche di Marco Rossi, ai costumi ricercati di Anna Missaglia, al grande lavoro degli attori anche sul gesto scenico. Avvolta nel fumo delle innumerevoli sigarette, la Carol di Tania Garribba ha una presenza sospesa, come se avesse fatto un patto con la forza di gravità che la tiene a mezz’aria, pronta a spiccare il volo, ma non ancora. Di sé, agganciata alla vita dall’amo teso di Anna, dirà “Io sono rimasta. Sono rimasta. Per tutto il tempo che sono riuscita”. Più fisica e nervosa, la Anna di Petra Valentini è una creatura labile e viscerale che nella sofferenza ci entra mani e piedi, ci sguazza, ne raschia il fondo fino a perdersi. “Il filo da pesca non c’è più. L’amo non c’è più. La teiera non c’è più. Il latte non c’è più. L’acqua non c’è più. La luce non c’è più. Ciao. Piantala. Smettila. Il pezzo blu. Il pezzo rosso. Il pezzo freddo. Il pezzo silenzioso. L’ancora non c’è più.” Asettica e distante Federica Rossellini, alias Bonnie, nel suo camice da medico, asettica e distante come solo chi è terrorizzato può essere. Ma non è la paura di un epilogo simile a sua madre o a sua nonna a terrorizzarla, quanto piuttosto il tramandare ancora questa pesante eredità.

Un bellissimo pezzo di teatro. Un intenso omaggio alle madri che ce la mettono tutta, nonostante il loro meglio sia spaventosamente carente. E un messaggio: interrompere il cerchio e spezzare le catene si può.

 

ANATOMIA DI UN SUICIDIO dal 23 febbraio al 19 marzo 2023 al Piccolo Teatro Grassi

 

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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