Gilgamesh. Recensione

Recensione Gilgamesh Teatro Carcano Milano 2023

Gilgamesh
L'epopea di colui che tutto vide
Testo e regia Giovanni Calcagno
Con Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta e Giovanni Calcagno
Composizioni video Alessandra Pescetta

 

Se noi siamo l’ultimo tassello, e questo tassello vacilla, per capire come siamo arrivati qui, cosa meglio del riscoprire la più antica riflessione della civiltà umana sul senso della vita? Immaginate Babilonia, tra l’VIII e il VII secolo A.C., e un sacerdote – Sileqiunninni – che pazientemente incide col suo calamo, su tavolette di argilla, le imprese e le gesta di un re, un eroe, che lanciò la sua sfida agli dèi e partì alla ricerca della conoscenza e della vita eterna.

Ora quelle imprese e gesta prendono vita in “Gilgamesh L’epopea di colui che tutto vide”, in scena al Teatro Carcano fino al 5 marzo, attraverso la voce, ora racconto, ora nenia, ora fendente di spada, di Giovanni Calcagno, Luigi Lo Cascio e Vincenzo Pirrotta, abilissimi traghettatori nell’immaginario imponente e onirico del poema più antico del mondo.

Gilgamesh è un re potente e prepotente, che non lascia figlio a suo padre ma tutti li manda in guerra, e non lascia sposa indenne ma a ogni sposo usurpa la prima notte. Il popolo implora che gli Dei facciano qualcosa e Aruru, la dea madre, crea un uomo nuovo, selvaggio, di forza pari a quella Gilgamesh, Enkidu. In lui, Gilgamesh riconosce il suo doppio e un fratello. E i due partono per la prima delle loro imprese, la conquista della Foresta di cedri e l’uccisione del terribile guardiano Humbaba.

Tra le tante storie, curiosamente anche una tempesta devastante scatenata dalle divinità per distruggere la razza umana e un eroe, Utanapishti, che assieme alla sua famiglia e ad alcuni animali, si mette in salvo su un’imbarcazione da lui costruita. È l’unico uomo a cui gli Dei concederanno l’immortalità. Ma non ne sembra troppo felice.

Uno spettacolo che parla all’inconscio, sollecitato dalla simbologia del racconto e dall’evocative composizioni video di Alessandra Pescetta. Attraverso la metafora del viaggio e del percorso tra un prima, vissuto in una dimensione irreale, quasi appartata dal resto del mondo, e un dopo, in cui con questo mondo ci si misura, Gilgamesh indaga il senso della vita e il significato della morte. Ma il suo viaggio non è sempre lineare. L’eroe cade e si rialza più volte. E nella ricerca di un destino inesorabilmente segnato dalla mortalità - “Nulla è per sempre, neppure l’odio…”, dirà Utanapisti – dovrà compiere 120.000 passi, attraversare il buio e perdere tutto per tornare. A vedere. Solo in fondo al cammino. La presenza della luce.


GILGAMESH dal 28 febbraio al 5 marzo 2023 al Teatro Carcano Milano

 

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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