Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione. Recensione

recensione spettacoli teatrali Triennale Teatro Milano

Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione
Dal 22 al 23 febbraio 2025 presso Triennale Milano Teatro
Coreografie Anne Teresa De Keersmaeker, Radouan Mriziga
Creato con e danzato da Boštjan Antončič, Nassim Baddag, Lav Crnčević, José Paulo dos Santos
Musica Antonio Vivaldi, Le quattro stagioni
Poesie Asmaa Jama, We, the salvage, Antonio Vivaldi, Le quattro stagioni
Produzione Rosas



«Il festival FOG Triennale Milano Performing Arts, diretto da Umberto Angelini, offre ogni anno al pubblico milanese una selezione accurata delle proposte più interessanti della ricerca teatrale italiana ed estera. Si tratta di un teatro che allarga la sua visione attraverso la definizione di arti performative, ovvero tutto ciò che può accadere nello scambio “dal vivo” tra il pubblico e chi sta in scena. L’architettura stessa del teatro del Palazzo dell’Arte, progettato da Giovanni Muzio nel 1933 fu rivista da Gae Aulenti nel 1997 per accogliere lo spettro ampio e sperimentale dello spettacolo dal vivo.


Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga, i due coreografi andati in scena il 22 e 23 febbraio con Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione scelgono apparentemente l’assetto classico del teatro per l’inizio della loro performance, allargando però i confini della scena all’intero palco denudato delle quinte e alla platea illuminata da un faro giallo.

Nella ricerca teatrale minimalista di De Keersmaeker, a partire da Fase, Four Movements to the Music of Steve Reich (1982), ogni elemento del teatro è strumento di espressione nella sua essenza materiale: lo spazio, come abbiamo visto, il corpo e soprattutto la musica.

Nei suoi quarant’anni di carriera sono molte le espressioni musicali, dalla musica contemporanea a quella classica, che la coreografa belga ha studiato attraverso i corpi della sua compagnia di danza “Rosas”. Di recente Rosas si è unita con una collaborazione feconda alla compagnia A7LA5 del coreografo e danzatore marocchino Radouan Mriziga. A7LA5 ha come vocazione quella di essere una piattaforma artistica, capace di ibridarsi a diverse arti in un'ottica che superi il mito occidentale della figura dell’artista genio solitario. Il minimalismo di De Keersmaeker, frutto della cultura visiva occidentale, si contamina con le istanze contemporanee di un coreografo africano.

E Vivaldi? Il Cimento e l’Armonia dell’Invenzione è il titolo che il compositore veneziano diede a una serie di sublimi composizioni scritte a inizio settecento e dedicate all’avvicendarsi delle stagioni. Le più note sono proprio Le prime quattro. I due coreografi giocano molto con la popolarità di queste composizioni, patrimonio inconscio maturato con l’orecchio sul telefono in attesa di una risposta, musica d’ambiente, motivi sfruttati fino all’osso dalla reclame. La performance inizia con il silenzio, un lungo silenzio in cui lentamente prendono la scena quattro corpi maschili: Boštjan Antončič, Nassim Baddag, Lav Crnčević e José Paulo dos Santos. Sono i suoni dei loro passi e dei loro respiri, ritmi sincopati e naturali, ad aprire il campo all’ingresso della musica. Il lavoro sorprendente della ricerca sul corpo è la relazione senza censure che il movimento ha con la musica. La capacità di interpretazione dello spartito attraverso il corpo è totale.

In che modo si può danzare Vivaldi? I registri ci sono tutti: ritmico, armonico, sinfonico, figurato, simbolico, didascalico, metaforico, antropologico, comico e la lista potrebbe continuare per molto. La sintesi è sublime, soprattutto grazie ai quattro danzatori che attraversano il palco con grazia e forza per novanta minuti e poche pause sempre in scena. Momento centrale è un duetto in cui due di loro danzano in silenzio una tarantella frenetica in cui evocano con il battere dei passi il ritmo de “La primavera”. Il motivo viene presto riconosciuto dal pubblico e quando la musica irrompe a dare una tregua ai corpi è un’esplosione di applausi e gioia. In un movimento drammaturgico che va dal vuoto al pieno e ritorno, nel finale i quattro performer danzano le parole di una poesia recitata da una voce fuori campo che è un’ode dolente al rapporto contemporaneo fra uomo e natura.

Nel momento degli applausi José Paulo dos Santos esce a prendere l’ovazione del pubblico indossando una kefiah: è un gesto politico piccolo, ma importante che è possibile solo grazie alla relazione viva che il teatro ha con il suo pubblico. La sensazione, nel momento degli applausi, è che l’impegno degli artisti tutti nel creare una tale meraviglia e del pubblico di omaggiarla, sia un gesto di resistenza assoluto contro la brutalità del momento storico che stiamo vivendo.»

 

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Maria Giovanna Cicciari

Maria Giovanna Cicciari

Maria Giovanna Cicciari è una regista e sceneggiatrice che vive a Milano. Con i suoi film ha partecipato a diversi festival internazionali. Da sempre appassionata di teatro, segue le stagioni milanesi, soprattutto le proposte più sperimentali, con grande interesse. Dal 2024 inizia a scrivere di teatro per FourExcellences.
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