L’assaggiatrice di Hitler
Dal 20 al 23 febbraio 2025 al Teatro Carcano di Milano
Con Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani
Regia di Sandro Mabellini
«Al Teatro Carcano fino al 23 febbraio, “L’assaggiatrice di Hitler” di Sandro Mabellini porta in scena una delle storie più strazianti e inquietanti legate al periodo nazista, un aspetto del regime che spesso rimane nell'ombra, ma che racchiude una profonda riflessione sulla sopravvivenza, la paura e la moralità in tempi estremi.
Liberamente tratto dal romanzo “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino - vincitore del premio Campiello 2018 e del prix Jean-Monnet 2019 - la piece racconta la storia di Rosa Sauer che, nell'inverno del 1943, dopo la partenza del marito per il fronte russo, si rifugia dai suoceri a Gross Partsch, un villaggio della Prussia orientale. È qui che la giovane viene reclutata insieme ad altre nove donne per testare i pasti destinati al Führer. Ogni giorno, tre volte al giorno, le assaggiatrici si siedono e mangiano, senza altra scelta se non accettare il rischio di morte. Le relazioni tra loro sono complesse, fatte di alleanze fragili e diffidenze reciproche, fino a quando non arriva il comandante Albert Ziegler e tra lui e Rosa nasce un rapporto che oltrepassa il confine tra oppressore e vittima, paura e attrazione, resistenza e resa.
Sul palco, con precisione chirurgica e intensità serrata, Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani danno vita alle voci ora autoritarie e prive di empatia delle SS, ora cariche di terrore, disperazione e fame delle assaggiatrici in un continuo cambio e scambio di ruoli che esplora il sottile confine tra colpa e sopravvivenza all’interno di un sistema totalitario. A partire da un gesto apparentemente semplice e quotidiano come quello di mangiare.
Il desiderio di Rosa Sauer di sopravvivere - ma anche di mantenere un senso di sé in mezzo alla violenza sistematica - fa luce su una delle domande più universali legate alla condizione umana. Fino a che punto siamo disposti a cedere di fronte al male? E cosa significa "vivere" quando la vita stessa diventa un atto di resistenza quotidiana, un equilibrio fragile tra il rifiuto del sistema e la necessità di non soccombere?
La risposta dell’individuo, abbiamo imparato, può assumere molteplici forme: resistenza, sottomissione, indifferenza o anche adattamento, ma qualunque strada si scelga, la sopravvivenza comporta un prezzo altissimo. Non si tratta solo di rimanere vivi, ma di rimanere "umani".»








