Pirandello Pulp
Dal 4 al 16 marzo 2025 in scena al Teatro Franco Parenti di Milano
Di Edoardo Erba
Regia Gioele Dix
Con Massimo Dapporto e Fabio Troiano
Scene Angelo Lodi
Luci Cesare Agoni
Costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
Produzione Teatro Franco Parenti
«La parola "pulp" ha radici nel linguaggio anglosassone e originariamente indicava un tipo di carta economica, ottenuta da una pasta di legno poco pregiata, utilizzata per la stampa di giornali o libri a basso costo. Nel contesto contemporaneo, il termine è diventato simbolo di un genere narrativo che si distingue per contenuti crudi e toni volutamente esagerati, mescolando grottesco e sensazionalismo con ironia.
E proprio in questa accezione grottesca e lontana mille miglia dalla sottigliezza comica barattata per un’irriverenza over-the-top, Pirandello Pulp di Edoardo Erba, diretto da Gioele Dix, in scena al Teatro Parenti fino al 16 marzo, è decisamente pulp.
Sulla scena, Il gioco delle parti di Luigi Pirandello e il conflitto tra il ruolo che una persona recita nella vita e la sua vera natura prende surrealisticamente la piega di un triangolo erotico tra cuckold, sweet e bull, ossia tra marito tradito, moglie e amante a cui il “cornutone” cede la consorte. Nel bel mezzo delle prove del suo spettacolo teatrale, Maurizio, il regista, si trova a confrontarsi con Carmine, un improbabile tecnico luci affetto da vertigini. Ed è proprio per la sua riluttanza a salire sulla scala per piazzare il sagomatore che Carmine mette in discussione ogni dettaglio della regia spingendo Maurizio a ripercorrere tutto il copione in un gioco delle parti in cui i ruoli di chi dirige e chi esegue si sovrappongono e confondono. “E sia!” diceva il leggendario Vittorio quando decideva di far sua qualche buona idea suggeritagli. “E sia!” gli fa eco Maurizio, abbracciando come geniali anche le proposte più strampalate di Carmine. Fino all’esito insospettabile che, fra fendenti di coltello, smaschera chi è chi non è.
Alta l’energia di Massimo Dapporto nei panni di Maurizio e di Fabio Troiano in quelli di Carmine. Si sono divertiti, non c’è dubbio, a costruire le varie gag, il piegare sconsolato delle ginocchia, il ghigno distorto con la bocca che tira da una parte e il sopracciglio opposto dall’altra.
Si dice che l'umorismo che non si avventura in territori più profondi e non gioca con l'intelligenza del pubblico rischia di diventare una forma di evasione superficiale piuttosto che un'opportunità di vero divertimento. Si dice anche che questo tipo di umorismo si limita a suscitare una reazione immediata, una risata pulp, a basso costo, senza approfondire alcun pensiero critico.
Rideva il pubblico ieri sera, fitto e assiepato nella sala grande. Le signore soprattutto. Si sbellicavano. E applaudivano. Un successo!
Ma di quel Maestro della contraddizione tra ruolo sociale e natura umana neanche l’ombra…»








