Una casa di bambola di Henrik Ibsen
Traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah
Con Filippo Timi, Marina Rocco nel ruolo di Nora, Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Paola Senatore e con la partecipazione di Mariella Valentini
Produzione Teatro Franco Parenti/Fondazione Teatro della Toscana
Dal 28 febbraio al 12 marzo 2017 al Teatro Franco Parenti
2 marzo 2017 - Un buon padre di famiglia è onesto, rispettabile, ligio al dovere. Sa proteggere la sua famiglia ed essere un marito premuroso che vizia e bacchetta quando necessario. Una buona madre di famiglia si prende cura della casa, dei bambini e segue alla lettera le lezioni impartite dal marito quando, con la matita alzata, le indica cosa è giusto e cosa no. Non è giusto mentire. La menzogna è un veleno che appesta l’aria e chiunque la respiri. Anche quando non è scoperta. Semplice.
Può dunque una bugia, una bugia buona, detta a fin di bene, far crollare ruoli, identità e il castello incantato di una tranquilla famiglia borghese? Una casa di bambola di Andrée Ruth Shammah non è Una casa di bambola di Ibsen. A partire dal soggetto protagonista: non più la bambola e la sua emancipazione, ma la messa in crisi dell’identità maschile che qui condensa i tre ruoli di Torvald Helmer, Krogstad e del dottor Rank in un'unica figura.
Nora è la moglie-bambina, la lodoletta capricciosa, la santarellina bugiarda che con la sua aria innocente trama e complotta, manipola e seduce. Tutto pur di sfumare nella leggerezza ogni responsabilità. La sua colpa è la menzogna, un prestito illecito all'insaputa del marito e per salvargli la vita, che Nora ha contratto anni addietro, falsificando la firma del padre. E proprio ora che la vita famigliare sembra andare per il meglio, proprio ora che si prospetta una promozione per Helmer e tutte le rinunce e i sacrifici saranno un ricordo lontano, arriva Krogstad, subordinato di Helmer e suo creditore, a minacciarla di rivelare tutto. Nora non può permettere che ciò accada. Combatte. Corrompe, inganna, svia. E quando, alla fine, è con le spalle al muro, spera. In una “cosa meravigliosa”. Ed è qui che quell'identità maschile si infrange definitivamente, perdendo il suo ruolo. E togliendo legittimità al ruolo dell’altro - la moglie - che non ha più motivo d’essere.
Aerea ed effervescente Marina Rocco nel dar vita al personaggio di Nora e istrionico come sempre Filippo Timi che è bravo e lo sa con quel suo rompere la quarta parete e ammiccare al pubblico, ma c'è qualcosa nel monologo finale che stona, che avrebbe potuto essere scavato di più ed è invece lasciato lì abbandonato.
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