Supplici. Recensione

Recensione Supplici Teatro Elfo Puccini Milano Stagione 2024/2025

Supplici
Dal 18 al 23 marzo 2025 in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano
Di Euripide
Regia Serena Sinigaglia
Con Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin

 

«Fa arrabbiare Supplici, al Teatro Elfo Puccini fino a domenica 23 marzo, per la regia di Serena Sinigaglia. Fa arrabbiare, fa ridere parecchio - chi l’avrebbe mai detto! - ti trasporta attraverso il tempo fino a sentire gli odori dei rituali antichi, poi ti fa capire che proprio non c’è speranza, la verità… la verità è… che l’uomo è il cancro della terra, la verità è che l’uomo secerne disastro… E poi forse una speranza te la dà. Un piccolo spiraglio.

Per preparare lo spettacolo, un mese e mezzo di studio e lavoro intensissimo. Ogni giorno, 4 ore di training vocale e fisico per mettere il seme di una dimensione coro in cui si vibra tutte all’unisono. In scena, 7 attrici di grande esperienza e bravura. Sono le madri, senza tempo, dei sette eroi argivi morti nella guerra contro Tebe, i cui corpi il re di Tebe, Creonte, non vuole restituire. Eccole dunque giungere ad Atene per supplicare Etra e suo figlio Teseo, fondatore della democrazia, perché intervenga e recuperi i cadaveri. A costo di far scoppiare un’altra guerra.

Era il 424 a.C. quando Euripide scrisse questo testo profondamente politico, la guerra del Peloponneso imperversava tra Atene e Sparta e un crescente senso di disillusione verso le ideologie tradizionali dilagava. Da allora, oltre 2400 anni son passati, ma la sofferenza umana causata dalla guerra e dalle decisioni politiche dei leader resta così come quel senso di disillusione.

Se persino le supplici, madri indifese di giovani guerrieri morti, nel chiedere la restituzione dei corpi dei propri figli, contribuiscono a far scoppiare una nuova guerra, allora proprio non c’è speranza...

«Il crollo dei valori dell’umanesimo, il prevalere della forza, dell’ambiguità più feroce, il trionfo del narcisismo e della pochezza emergono da questo testo per ritrovarsi intatti tra le pieghe dei giorni stranianti e strazianti che stiamo vivendo», sottolinea Serena Sinigaglia, la cui regia argomenta l’incapacità dell’uomo di interrompere la follia della guerra e la fragilità delle democrazie antiche e moderne.

Potente e attualissimo il testo su cui si è lavorato per imprimere alla lingua un impatto più contemporaneo, sfrondando le parti più celebrative e apologetiche in modo da andare al cuore del dilemma politico e filosofico. La violenza è un cerchio che non si chiude mai? Come uscire da questo circolo vizioso?

Una via potrebbe essere arrendersi, imparare a perdere. Tutti.
In un mondo in cui ci si affatica per essere vincenti, forse solo se accettiamo di perdere, avremmo ucciso il mostro che eravamo quando ci affannavamo a trionfare…»

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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