Zorro. Recensione

recensioni teatrali Piccolo Teatro Milano Stagione 2024/2025

Zorro
Dal 23 gennaio al 16 febbraio 2025 al Piccolo Teatro Grassi di Milano
Di Antonio Latella e Federico Bellini
Regia Antonio Latella
Con Michele Andrei, Paolo Giovannucci, Stefano Laguni, Isacco Venturini
Prima Nazionale

 

«Se vi aspettate qualcosa di lineare, questo spettacolo non fa per voi. Perché parla di povertà e la povertà non interessa a nessuno. Ci lascia indifferenti per strada, anzi ci disturba quando qualcuno ci chiede aiuto, figuriamoci a teatro. E perché lo fa con un approccio frammentato che riflette la complessità della realtà contemporanea, dove gli eventi non seguono sempre un ordine logico o prevedibile. E infatti, è assolutamente imprevedibile questo Zorro di Antonio Latella, in scena al Teatro Grassi di Via Rovello fino al 16 febbraio.

In una sorta di limbo sospeso, un poliziotto, un povero, un muto e un cavallo si confrontano su alcune questioni sociali fondamentali: la distribuzione del reddito, le disuguaglianze, la povertà e la delusione di una società che continua a usare il mondo come un cesso pubblico e a moltiplicare mentre forse dovrebbe dividere. Come fece Gesù quando prese i pani e li spezzò.

La regia di Latella cambia passo a ogni scena, ispirandosi alla “quadriglia”, il ballo in cui i ballerini cambiano partner, che in Francia serviva a raccogliere soldi per i poveri. Ed è così che chi faceva il povero ora fa il cavallo, e chi il muto ora fa il poliziotto, semplicemente passandosi di mano i pochi oggetti di scena: una ciotola d’oro per l’elemosina, un megafono d’oro, un manganello d’oro e una sella, dorata anch’essa. L’allestimento è minimale e dalla scenografia scintillante: una cabina per le fototessere, una botola da cui compaiono oggetti e scompaiono attori, un cactus che proprio no, non è un carciofo! Sul palco gli attori dissertano, dissentono, discutono, si denudano, fumano canne, fino a quando non si nomina la parola segno, il segno di quel famoso eroe mascherato simbolo di giustizia e ribellione contro l'oppressione. Allora, con un fremito, a volte un ronzio, la scena si interrompe, uno degli attori imbraccia la chitarra elettrica e canta, mentre gli altri scompaiono per poi ricomparire mutando ruolo.

«La maschera di Zorro - spiega Latella, regista e coautore assieme a Bellini - è un’evoluzione borghese dei nostri zanni. “Zanni” e “Zorro” iniziano con la stessa lettera: è lei la vera eroina. Hanno cercato di convincerci che gli ultimi saranno i primi e forse ci abbiamo creduto. Credo che la lettera Z racchiuda in sé tutte le implicazioni che possono derivare da questa frase».

Tra costumi con lustrini e mantelli, dialoghi che combinano umorismo nero e disperazione, intensi assoli rock & roll e attori inesauribili, Zorro è una riflessione su questa convenzione umana che si chiama realtà e che per sbaglio e disattenzione, celebra l’opulenza, mentre condanna una crescente fetta di popolazione a un lento annichilimento, confinata ai margini di una sopravvivenza sempre più degradante e umiliata.»

 

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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