Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo
Dal 18 marzo al 13 aprile 2025 in scena al Teatro Franco Parenti di Milano
Uno spettacolo di Fausto Cabra
Drammaturgia Gianni Forte
Con Raffaele Esposito, Anna Gualdo, Elena Gigliotti
Produzione Teatro Franco Parenti
«Non c’è che dire, impeccabile la regia di Fausto Cabra, di grande impatto il testo di Gianni Forte, bella la scenografia, molto bravi gli attori: Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo, in scena al Teatro Parenti fino al 13 aprile, è davvero un bel pezzo di teatro contemporaneo.
A partire dall’intersezione originale ed efficace fra testo e contenuti video. L’uso dei media in teatro è una tendenza relativamente recente, tuttora oggetto di esplorazione con alterne vicende. Le proiezioni di solito vengono utilizzate per creare ambientazioni, modificare l'atmosfera in tempo reale, aggiungere profondità e trasformare lo spazio teatrale o fornire informazioni aggiuntive alla narrazione che arricchiscono la comprensione del pubblico. Tuttavia, c’è anche un aspetto più innovativo ed esplorativo nell’uso dei video, in cui non sono più solo un complemento, ma diventano protagonisti, accanto al testo, insieme agli attori. È questo il caso fortunato e sapiente di una drammaturgia video che gioca con la simultaneità, la frammentazione temporale, la distorsione della percezione, le personalità multiple, creando un vero e proprio dialogo con i personaggi e la scena.
Innegabile che la storia si presta per sua stessa natura a questo gioco. Siamo negli anni ‘70 e l’America è sconvolta dal caso di un giovane uomo, Billy Milligan che, accusato di aver stuprato e rapinato tre donne, si scopre essere affetto da disturbo dissociativo dell’identità. Sono 24 le diverse personalità che coesistono in lui.
Ed è così che in un gioco di rimandi tra l’attore e i video sospesi sulla scena vediamo spuntare ora la timida Alice che scrive poesie, è lei che materialmente commette gli stupri per sopperire al bisogno di essere amata; ora il serio Arthur, occhiali e maglione collo alto, una delle personalità dominanti insieme al violento Jare, l’aspetto di un brutto ceffo slavo, che prende il controllo nei momenti di pericolo; o Pollicino, il bambino che disegna, terrorizzato dai ricordi degli abusi e delle torture subite dal patrigno che si divertiva ad appenderlo per le dita dei piedi o a seppellirlo vivo. E poi c’è l'identità centrale, quella originale, Billy, messa a dormire dopo che con i suoi tentativi di suicidio ha messo in pericolo la vita di tutte le altre personalità. Billy è difficile da raggiungere e quando torna padrone del suo corpo, non ricorda nulla.
Nell’interpretazione di Raffaele Esposito, ora dolce e timido, un attimo dopo incontenibile e violento, il racconto si fa cazzotto nello stomaco. Lo affiancano Anna Gualdo che con sensibilità e precisione è ora la psicologa che scopre tutto, ora la madre che non aveva voluto vedere; ed Elena Gigliotti, anche lei frammentata nel ruolo di vittime degli stupri, poliziotto, avvocato dell’accusa e suo alter ego alla difesa.
La potenza di Schegge di memoria disordinata a inchiostro policromo risiede nella capacità di fondere drammaturgia, interpretazione degli attori e linguaggio visivo in un’esperienza teatrale che trascina lo spettatore in un vortice di emozioni e riflessioni intense. In questo scenario di caos e ricerca di verità, il teatro diventa un luogo di esplorazione dell’animo umano.Che rapsodia sia!»








